Giorgia Chiaro/ dicembre 2, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“E capii che nella vita non volevo diventare come certe persone, e avrei cercato con tutta la mia forza di essere come certe altre.”

Non fermatevi mai di fronte alle apparenze, specialmente con i libri: non è una costrizione ma un consiglio, dopo le mie ultime esperienze letterarie.
Ho iniziato a leggere Saltatempo di Stefano Benni piena di belle speranze, ma un inizio un po’ così mi ha scoraggiata e spaventata e la mia lettura è iniziata a rilento. Lo stavo quasi abbandonando, quando mi sono armata di coraggio e mi sono imposta di continuare: brava me, perché il libro si è rivelato da un certo punto in poi, una stupenda sorpresa!

Ma di cosa parla Saltatempo?

Lupetto è un bambino che va alle elementari, e vive in una casa nel bosco con suo papà che fa il falegname e i suoi cani. Un giorno, scarpagnando giù dalla montagna, si imbatte nel dio che gli dona un orobilogio: un orologio interiore che funziona in maniera particolare, non lineare, e che gli fa vedere da quel momento in poi cosa accadrà o potrebbe accadere, ma anche il passato e le persone che non ci sono più. Da quel giorno infatti non sarà più Lupetto, ma Saltatempo
Saltatempo vive in un paesino nella valle del Monte Mario popolato da personaggi grotteschi e caratteristici, gioca al fiume con i suoi amici più cari, e passa la vita felice a giocare nel bosco. Un giorno la sua vita, e quella del paese muterà: il sindaco Fefelli ha venduto il paesino fermo nel tempo al progresso, e un’autostrada verrà costruita passando attraverso la montagna con promesse di ricchezza a tutta la popolazione, ma in fin dei conti cambiando la vita di tutti, portando il boom economico anche al paese. Da questo punto inizia il racconto di Benni in cui vedremo crescere Saltatempo in un periodo di mutamenti, per lui, per il paese, per la storia, attraverso lotte politiche, crescita economica, tragedie personali, la corruzione dilagante.

Una storia che inizia piano ma ci immerge in uno spaccato di un Italia passata, fatta di lotte e di sacrifici, fatta di principi e di cambiamenti radicali, colorata da un bel po’ di satira, ma anche dal divertimento e dalla fantasia che distinguono i romanzi dell’autore.

Come anticipato, Saltatempo parla di molte cose nelle sue pagine: parla di natura, parla di capitalismo, parla di politica, parla di storia, parla di magia, ma anche parla del suo autore. Iniziando a leggere le sue pagine, non ho potuto far a meno di accostare il protagonista allo stesso Benni, conoscendo qualcosa della biografia dell’autore. Quindi, romanzata sicuramente con un tocco magico, leggiamo tra queste pagine un pezzo della storia di Benni stesso.
A una domanda su in intervista su La Repubblica l’autore infatti risponde:
«Era un minuscolo borgo che si chiamava Biolo, dove ho passato molto tempo. La mia casa fu distrutta dal passaggio dell’autostrada. Ho cominciato molto presto a fare i conti con la catastrofe ambientale e la speculazione. L’Autostrada del sole era forse necessaria, ma non fatta in quel modo. Allora però si ribellò solo chi fu ferito, non esisteva un vero movimento per l’ambiente. Nei miei primi libri parlavo di un’Italia che franava, restava senza acqua e andava a fuoco. Speravo di avere esagerato. Mi sa di no».
Ed è dunque impossibile non pensare che in Saltatempo, L’autore, non abbia scritto un po di sé.

Il secondo punto su cui mi vorrei focalizzare, è l’attenzione sull’ambiente e la natura che lo scrittore mette in questo romanzo: uno dei temi portanti di Saltatempo, ma anche di molti altri libri di Benni, un tema che gli sta particolarmente a cuore, che anche qui porta all’eccesso per portar a riflettere noi lettori. Parla della distruzione di una montagna, del bosco e delle sue creature che muoiono, dei pesci del fiume che soffrono per le nuove fabbriche con tanta rabbia, dando ovviamente la colpa dell’accaduto all’uomo che con la sua ingordigia e avarizia risucchia tutto e distrugge quel che lo circonda. La natura in questo caso non si ribella ma segue passiva il corso degli eventi catastrofici dovuti alla mano dell’uomo: un discorso triste, che porta a riflettere e qui ha ripercussioni per di più politiche della distruzione ambientale, ma anche ovviamente di come stiamo distruggendo senza sosta il nostro pianeta grazie a quello che noi chiamiamo “progresso”.

In parallelo alla distruzione ambientale, un altro dei temi principali del romanzo è la politica: una politica che nasce al bar per contrastare il sindaco arraffatutto che sta distruggendo il paese, ma che diventa più grande quando la lotta di quegli anni si trasforma in una questione prioritaria; vediamo infatti raccontati dalla prospettiva di uno studente, le lotte del ’68, le botte, le occupazioni, i comizi, le riunioni, dando voce a un pezzo di storia che ha portato a molte libertà moderne, passando anche dai capitoli più tristi come quelli di piazza Fontana.

Secondo me, però, Saltatempo è un libro che parla principalmente di cambiamento: di cambiamento del suo protagonista, che cresce e diventa grande sotto i nostri occhi, di cambiamento del piccolo paese che da rurale diventa capitalista e corrotto come le grandi città, di cambiamento storico, per il periodo di transizione di cui racconta.

La componente fantastica è molto presente anche in questo romanzo, come quasi marchio di fabbrica del suo autore, contrapposta alla dura realtà della vita come viene presentata: troviamo orologi magici, dei campagnoli, diavoli e streghe che portano sfortune più o meno grandi, gnomi buoni, gnomi cattivi e alberi parlanti. La fantasia di Benni ancora ci sorprende, grazie a questo corollario di personaggi fantastici che popolano questa storia, a cui accostiamo la sfilza di curiose descrizioni che usa per raccontarci di tutti quegli altri personaggi, quelli reali: anche questa volta l’autore dimostra un’immaginazione fuori dal comune, corredata da termini bizzarri, battute e neologismi formidabili che alleggeriscono tutta la narrazione, non facendola cadere nella comicità vera e propria, ma dando un tono unico e ironico anche a questo romanzo.

Cosa mi ha colpito di più di Saltatempo?

Sicuramente il suo protagonista. Egli infatti è un personaggio maschile ambientato tra gli anni ’50 e ’70 con una sensibilità fuori dal comune, per l’Italia di allora, e ogni tanto persino ai giorni nostri: un’attenzione per l’ambiente e per gli altri, un ragazzo che non si scompone più di tanto a sentir parlare di omosessualità, un giovane che ha un senso civico incredibile, un uomo che non ha paura di piangere. Un esempio estremamente positivo, che va oltre i canoni tradizionali dell’uomo macho che deve necessariamente essere forte, e l’ho trovato un modello da seguire per molte persone.
In più non posso negare che amo i libri vagamente politicizzati, ed ho apprezzato i richiami politici, la lotta tra le due fazioni, ma più di tutto la descrizione così viva di un periodo caldo come il ’68 italiano, e non solo. Bello Benni, che con la sua pungente comicità si azzarda a fare paragoni e previsioni con un Italia più o meno presente, diverte e ci fa riflettere come sempre la sua satira, e la sua genialità aggiungo io.

Saltatempo è un libro che dunque da moltissimi spunti di riflessione e che attraversa più generi: è infatti un libro d’amore, un romanzo storico, un fantasy, un romanzo satirico, un romanzo comico; Benni non delude con il suo marchio inconfondibile e ci immerge in una storia che ha moltissimo da dare, che spinge noi lettori attraverso la sua comicità e irriverenza a riflettere sulla vita, sul progresso, sul tempo. Da leggere per fare un viaggio nella valle di Monte Mario con Saltatempo e il suo orobilogio.

 

Alla prossima settimana con la prossima recensione!

Se invece non ce la fate proprio ad aspettare, trovate un sacco di recensioni a questo link–> Recensioni Libri 

Giorgia

 

 

in copertina, Saltatempo di Stefano Benni, Feltrinelli Editore, foto via Amazon.it.

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