Diario Letterario di Un'Italiana in Australia - Capitolo 9: E alla fine arriva il Lavoro

Giorgia Chiaro/ novembre 23, 2018/ Diario Letterario Di Un'Italiana In Australia/ 0 comments

Diario Letterario di Un’Italiana in Australia

Capitolo 9: E alla fine arriva il lavoro

Ebbene sì, il destino ha voluto che io e i miei compagni di viaggio rimanessimo a Mareeba; quando le speranze erano vane ormai e il progetto era quello di muoverci in un’altra città per sboccare un po’ la situazione lavorativa, ecco che inaspettatamente arriva la buona notizia! Ebbene abbiamo trovato finalmente un lavoro! (Ovazioni, applausi, congratulazioni, lacrime di sottofondo).
Costatato che grazie al cielo non moriremo di fame, andiamo per gradi.

Il weekend scorso è andato moderatamente bene, sabato casalingo e domenica in esplorazione dei dintorni con una gitarella a delle cascate incredibili: le Barron Falls. Una domenica pomeriggio in mezzo alla foresta pluviale ad assistere a una delle cose più belle che io abbia mai visto in natura! Un’apparizione incredibile è stata una lucertola che pareva alta quanto me, direttamente uscita dalla preistoria o da Jurassic park, che sgusciando dal sottobosco si arrampica furtivamente su un albero ci mostra la sua maestosità.

Finito il fine settimana ricomincia la ricerca di un maledetto lavoro: partiamo alla volta della solita farm con le solite false speranze, come al solito ce ne andiamo via sconsolati e inizia il giro del lunedì mattina per le agenzie del lavoro. Più arrabbiata che mai torno a casa, e passo la giornata un po’ così.
Martedì abbiamo fatto un tour per le farm di mango della zona, e il risultato è stato come il giorno precedente: tutte le farm avevano esposto un cartello con su scritto No workers needed; e quindi, again a casa a bocca asciutta (tragitto accompagnato da un divertentissimo sproloquio acido di Andrea, ma quello meriterebbe un articolo a sé).

Scoraggiati dunque decidiamo di scrivere al nostro padrone di casa, che, colpo di scena è il manager di una famosa farm qui a Mareeba (colpo di scena per voi, noi lo sapevamo già e quando siamo arrivati ci era stato detto che non aveva lavoro per noi per il momento). Nel messaggio gli spieghiamo che se non troviamo lavoro nelle prossime due settimane, quelle di cui gli avevamo appena pagato l’affitto il giorno prima, ce ne saremmo andati a Tully. Domandavamo anche se conoscesse qualcuno in cerca di lavoratori, o magari aveva bisogno lui. E sapete cosa ha risposto? Si! Ci ha risposto si, che aveva bisogno si lavoratori, e ci chiedeva se ci andava di lavorare in una farm di banane: ma sono domande da fare? Eccerto!
La mia prima reazione è stata una: ero incredula, Basita, non mi sembrava vero.
Infatti non ho detto niente a nessuno fino a quando mercoledì ci siamo ritrovati, alle 6.30 del mattino nella gigantesca Rockridge farm.

Arrivati ci fanno subito cambiare le scarpe con i nostri stivali nuovi, per preservare la biodiversità della coltivazione di banane, ed entrare nella farm; saliamo su un fuori strada con il posteriori fatto a modo militare (non so spiegarlo meglio, con sul retro due panchette una davanti all’altra) che non so se sentirmi un bandito, un carcerato o un agente speciale in missione in Africa.
Arrivati al punto di raccolta ci trovino davanti a un gigantesco capannone dove dalle 30 alle 50 persone fanno colazione; ma poi perché fare colazione al lavoro?
Spaesata, incuriosita e sicuramente emozionata aspetto quei trenta minuti che mi sono sembrati un eternità per poi sentirci dire che prima d’iniziare dobbiamo vedere un video di altri quaranta minuti. Inizia quindi il tutorial su come lavorare in farm raccontato da un’avvenente donnina bionda, cerco di capire il più possibile, e ritorna L’omina dell’ufficio: ci spiega il contratto, leggiamo e compiliamo per mezz’ora che sembra d’iniziare a lavorare in Italia per quanta carta abbiamo davanti, quando finalmente, intorno alle nove, è il nostro momento: si va a lavoro.
Ed è qui che inizia il vero dramma: chi me lo ha fatto fare! Vi dico solo che, dopo tre giorni sono devastata, completamente, fisicamente ed emotivamente.
Breve stacco pubblicitario dalla vita australiana per raccontare le mie letture delle ultime due settimane (si perché la scorsa settimana ho bigiato).
Cosa ho letto? Ho terminato tutte le mie impegnatissime letture.
Non mi ricordo se ve lo avevo detti ma ho finito Il buio oltre la siepe, bello bello bello bello, il finale mi ha riempito il cuore.
Finito anche quel malloppone de il Conte di Montecristo con le sue mille pagine fatte di rimpianto e vendetta: la mia riscoperta dei classici mi sta pian piano facendo capire perché alcuni libri siano passati alla storia: sono immensi, e il Conte non è sicuramente da meno; anche lui ha un posto speciale nel mio cuore.
Ho finito con estremo ritardo Harry numero tre, perché ci ho messo due settimane; non perché il libro sia meno bello degli altri (è il mio preferito dell’intera saga) ma perché vuoi che ho rimandando per pura di finirlo troppo precocemente, vuoi che ho iniziato a lavorare, e sono arrivata a finirlo appena poco fa.
Ritornando al discorso lavoro, vi racconto perché sono distrutta, premettendo che io ho sempre lavorato in ufficio, al massimo ho fatto la commerciale girando dai clienti, e non ho mai fatto lavori manuali. Questo è uno dei motivi perché sento delle fitte così intense e dolorose per tutto il mio debole corpicino. Il secondo è che io, sono anche conosciuta come l’anti sport fatto in persona: si mi direte voi, ma al college facevi sempre qualcosa; la mia risposta è che quella era un’eccezione durata pochissimo, la mia vera natura mi porta a scegliere tra andare a correre e mangiare un gelato davanti la TV, a scegliere ovviamente la seconda. Un piccolo cappello introduttivo per farvi capire perché questo lavoro mi uccide.
Andrea e Federico hanno fatto più lavori in questi giorni, ma io sono stata piazzata nello stesso angolo per fare sempre lo stesso lavoro, per dieci ore al giorno per tre giorni di seguito: girare le “hand” di banane (ovvero pezzi di caschi che hanno dalle 10 ai 30 frutti circa) girarli, rivoltarlo, eliminare quelle più rovinate, rotte, tagliate e rigiralo per essere tagliate dai tagliatori; tutto questo ovviamente in piedi davanti alla vasca piena d acqua che trasporta le banane. Bisogna essere veloci e attenti, e non lasciarsi scappare banane marce o banane gemelle (che sono troppo carine secondo me).
Ora direte voi, non è mica chissà che; e allora vi sfido a farlo voi per dieci ore: ho le mani e i polsi che chiedono pietà, le spalle e la schiena che urlano aiuto, il corpo in generale indolenzito, le braccia quasi scioperano.
Esagerazioni a parte sapevo sarebbe stata dura, devo farmi coraggio ed aspettare il giorno in cui mi sveglierò senza nessun dolore, sperando che arrivi presto.

Ora e venerdì sera, mi sono appena svegliata da un pisolino di 4 ore, il mio corpo è una contrattura unica e urla di dolore: non riesco a muovere più nulla e mi aspetta un weekend da vera e propria mummia: non voglio fare proprio un bel niente!
Le prossime settimane saranno un po’ noiose a livelli diariferi perché dobbiamo stare a Mareeba almeno per altri tre mesi, per ottenere i famigerati 88 days per poter rinnovate il nostro visto. Spero seguirete comunque questa parte un po’più noiosa del mio diario letterario.
Alla prossima settimana per nuove bananose avventure!

Eccovi il mio riassunto della settimana:

  • Fate sport nella vostra vita, vi aiuterà se mai lavorerete in una fattoria.
  • Le vie del mal di schiena sono infinite.
  • In una settimana ho visto più banane che in tutta la mia vita.
  • Le banane gemelle sono tanto dolcine.
  • Le lucertole giganti fanno una certa impressione.
  • KFC dovrebbe essere un’istituzione; esageratamente buono.
  • Pensateci due volte se vorrete mai lavorare in una farm: è un lavoracccio!
  • Non amo la frutta particolarmente, il mio frutto preferito era la banana; ora non più!

Se vi siete persi gli altri capitoli li trovate qui.

Capitolo 0

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7 

Capitolo 8

Stancamente vostra
Giorgia

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