Giorgia Chiaro/ novembre 11, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“In una famiglia c’è una promessa implicita, incomprensibile per gli altri, di restare uniti, per quanto le cose possano farsi complicate.”

Ci ho messo molto a leggere questo libro, un lungo mese per arrivare al finale, per riuscire ad assaporare veramente l’essenza di Amrita, romanzo di Banana Yoshimoto. Ma ci sono alcuni libri che non possono essere letti in due giorni e al contrario hanno bisogno dei propri tempi.

Ma di cosa parla Amrita?

Il romanzo parla di una famiglia fuori dal comune, una sorta di famiglia allargata: una giovane affascinante donna madree di un bambino e una ragazza, Yoshi il più piccolo dei figli un po’ problematico, la migliore amica della mamma Junko che lotta per l’affidamento della figlia, la cugina Mikiko e la nostra protagonista Sakumi. La famiglia ha subito due grandissime perdite: il padre di Sakumi e la sorella Mayu. Soprattutto la morte della sorella ha colpito particolarmente la famiglia, ma più di tutti Sakumi: la ragazza era un’attrice, bella solare ma alla quale tutti sapevano mancava qualcosa. Infatti l’incidente che ha causato la sua morte non si astato un vero e proprio incidente: la giovane dopo aver abusato di alcol e farmaci, si è schiantata con la sua auto. Due ulteriori eventi cambieranno le sorti delle vite di queste persone: la caduta di Sakumi per le scale del locale per il quale lavorava, causante la perdita di memoria alla ragazza e alla scoperta di Yoshi di avere degli strani poteri mentali.
Da questo punto partirà un romanzo forte, intenso, per alcuni versi doloroso, che parla di come imparare a conoscere se stessi, accettarsi, capirsi, e fare pace con il proprio cuore e con il resto del mondo.

 

Amrita

Amrita, Banana Yoshimoto, 1997, Feltrinelli Editore

 

Recensire Amrita non è semplice: ho letto il libro con calma proprio perché secondo me non è un romanzo facile; ma soprattutto perché parla di molte cose, molte delle quali non sono cose semplici da leggere e di cui parlare. Infatti la Yoshimoto qui unisce come in nessun altra opera tutti i temi che le stanno le a cuore: la morte, l’abbandono, la famiglia, l’amore, il paranormale si uniscono creando un romanzo pieno e denso. Tutti questi temi sono sviluppati non da un solo punto di vista, ma bensì da molti, diversi, dandogli sfaccettature sempre nuove e delle volte inaspettate. Alla fine del romanzo l’autrice ammette di non aver amato abbastanza il suo libro mentre lo scriveva; ma ciò ha potenzialmente contribuito a renderlo uno dei suoi lavori più maturi, più intensi, più coinvolgenti tanto da farle dire: “Poiché non sono riuscita a scrivere questo romanzo come avrei voluto, sentivo di non amarlo. Eppure credo che forse mai più in tutta la mia vita potrò scrivere qualcosa con lo stesso abbandono, la stessa spontaneità”.

Un altro concetto chiave in Amrita è il tema del cambiamento: si parla di molti cambiamenti, in tanti dei personaggi che popolano le pagine del romanzo; il cambiamento che ci porta a mutare, a evolvere, a essere persone diverse, a interrogarsi su se stessi e sulla propria esistenza. Il cambiamento che però ci propone l’autrice è un cambiamento ciclico, che nasce si sviluppa e torna al punto di partenza. Sicuramente un po’ amara e cinica come visione, anche io personalmente l’ho trovato un po’ brutale, ma è innegabile che in molti casi la vita vada in questa maniera.

La scrittura della Yoshimoto è delicata e leggera come nei precedenti romanzi, diretta e pulita che con la sua semplicità trasmette le sensazioni di cui parla in maniera limpida e profonda.

Amrita ha una storia molto complessa, ma mi è piaciuto molto. Banana Yoshimoto ha un effetto magnetico su di me, con i suoi temi ricorrenti come la morte e alcuni tratti magici molte volte riesce a farmi apprezzare a pieno le sue storie. L’unica cosa che ho da ridire è che non mi piacciono mai i suoi finali, mi spiace; sia chiaro, non amo i libri a lieto fine, ma la Yoshimoto calca un po’ troppo la mano, e mi lascia sempre in bocca un sapore agrodolce, anche troppo agrodolce. Poteva essere diverso, e forse migliore, non mi sento di giudicare il lavoro di una scrittirce di fama internazionale, ma per i miei gusti personali forse è mancato qualcosa proprio lì, nelle ultime righe.

Amrita è un romanzo carico di magia e superstizione, una storia non facile e ricca di significato, ma che ha l’obbiettivo di raccontare la vita, nella sua più aspra identità. Da leggere per fare un viaggio assieme a una ragazza che ha perso la memoria e poi l’ha riacquistata, per cogliere le sfumature della vita di una giovane donna nata due volte.

Alla prossima settimana con una nuova recensione!

E se non riuscite proprio ad aspettare, venite a leggerne altre, venite a trovarmi qui

Giorgia

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