Giorgia Chiaro/ ottobre 21, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

 “E’ la nostra professione nazionale da generazioni, il nostro destino” rispose Georg con amarezza “e nessuno può sfuggire al proprio destino” 

 

Il mese di settembre ho fato parte di un bel gruppo di lettura, organizzato da Leggo quando voglio, una delle mie colleghe blogger preferite, dal nome #Gruppodiletturowski.
Nome curioso, ma legato alla lettura del mese che è stata la Famiglia Karnowski, di Israel Joshua Singer. Una lettura che non conoscevo minimamente, e su cui mi sono buttata ciecamente, non sapendo proprio di cosa aspettarmi.

Di cosa parla La famiglia Karnowski?

Come è intuibili dal titolo, questo libro ha proprio come protagonista una famiglia, raccontata generazione dopo generazione. La storia ha inizio quando David, giovane ebreo polacco, decide di prendere in moglie una giovane ragazza, chiedere la dote al padre che era mercante di bestiame e andare a vivere a Berlino. David non è un ragazzo come gli altri nel suo paese: molto lungimirante, non pensa solo a fare affari, ma è avido di conoscenze e studia la torah e la filosofia con passione. Così, dopo i primi contrasti on il suocero, i due sposini novelli fanno fagotto e vanno nella capitale tedesca, dove iniziano a vivere e metter su famiglia. Dopo poco tempo nascerà il primogenito Karnowski, Goerg Moshe: nel frattempo David inizia a farsi largo tra la borghesia tedesca, e oltre che diventare molto benestante, inizia ad avere una certa influenza. La sua filosofia: sii un tedesco in mezzo alla società e un ebreo a casa. La povera moglie, molto tradizionalista, però non riesce a sopportare quella vita cittadina, e diventa sempre più solitaria e casalinga, mentre il marito frequenta l’alta società berlinese. Georg nel frattempo cresce, e non vuole sottostare alle rigide regole ebraiche, ne tanto meno studiare. Inizia a essere ribelle sia a casa che a scuola, scatenando le ire del padre. Nonostante sia comunque riuscito a prendere il diploma con ottimi voti, all’università continua la sua ribellione, e inizia a sperperare denaro in alcole donne. Solo l’incontro con un vecchio dottore, ed Elsa sua figlia ricuciranno a metterlo sulla buona strada, indirizzandolo a fare il medico. Così in pochi anni Georg Karnowski diventa uno dei migliori ginecologi di Berlino, molto benestante e conosciuto in città. Nel frattempo il suo amore per Elsa cresce, ma questa è troppo forte e Impegnata politicamente per stargli dietro. Così ripiega su una delle sue infermiere, con cui si sposerà e metterà su famiglia. Ma questa è tedesca, non ebrea, e David rompe i rapporti con il figlio dopo questa decisione a parere del genitore scellerata. La famiglia Karnowski si allarga,e nasce il primogenito di Gerg, Jegor, metà tedesco e metà ebreo. Sin dalla tenera età il giovane è stato gracile, solitario, e deriso da tutti; questo fa nascere in un giovanissimo Jegor una repressione, causa della sua inettitudine, allontanando il più possibile il padre ed mitizzando il suo zio tedesco Hugo, ex militare buono a nulla, nazista e antisemita. Durante l’adolescenza dell’ultimo degli uomini Karnowski, il nazismo inizia a prender piede, i tedeschi iniziano a perseguitare gli ebrei, e la Germania inizia la parte più triste della susa storia.
Dopo un ulteriore umiliazione a scuola, Jegor diventerà anche lui vittima della propaganda del suo tempo e inizierà a sentire un odio molto forte verso le sue origini. Ma la storia va avanti inesorabile e i Karnowski dovranno attraversare l’oceano per poter sperare di vivere tranquillamente.
La famiglia Karnowski è un racconto intenso e forte che parla di legami familiari e della cultura ebraica, la parabola di una famiglia che racconta moltissimo tra le sue pagine.

Sicuramente il messaggio principale che ci ha voluto mandare Singer è legato al rapporto padre-figlio: vediamo durante la narrazione tre generazioni di uomini Karnowski, ognuna differente dalla precedente, che entra in forte contrasto con il genitore. Contrasti che credo siano naturali in una famiglia, oggi come allora, e soprattutto che dimostrano che nonostante il sangue sia lo stesso, ognuno ha modo di sviluppare il proprio, unico carattere e avere una personalità ben definita e differente da quello che è quella della propria famiglia; ognuno è quello che sceglie di essere. Ma in tutti i casi, come abbiamo la rottura, c’è sempre in qualche modo un riavvicinamento alle origini, un ritorno alla famiglia e ai veri legami importanti.

Un’altra componente essenziale de La famiglia Karnowski è l’ebraismo e le sue tradizioni: nel romanzo ci si riesce a immergere completamente in questa cultura attraverso la vita e i modi di fare dei suoi protagonisti, e comprendendo molto bene quello che questa tradizione comporta per i suoi seguaci.

Da non tralasciare, infine, la componente storica del romanzo: ne La Famiglia Karnowski non vi sono riferimenti temprali per tutto il racconto, ma si può intuire che la narrazione inizi nei primi del novecento, per poi vedere scorrere la prima guerra mondiale, la sconfitta tedesca e i malumori della popolazione, le prime movenze antisemite, le persecuzioni (anche se descritte in maniera molto delicata) e il conseguente esodo americano. La cosa che mi ha colpito di più è che Hitler non viene mai nominato direttamente (solo una volta viene menzionato come furer), ne tanto meno le SS. In più, come accennavo prima è interessante e spaventoso assistere alla presa di potere nazista dal punto di vista ebraico, alle prime rappresaglie, alle prime morti, alla lenta privazione dell’individualità ebraica. In questo romanzo però non sono presenti scene esageratamente forti, ma è tutto trattato con davvero molta delicatezza.

Sempre a questo riguardo è interessante leggere e assistere anche al lavaggio del cervello che i tedeschi hanno subito durante quel periodo storico: una propaganda senza senso a cui probabilmente molti di loro non credevano, che riesce a far credere a un intera nazione che il male sta in una sola etnia, e il bene e il potere dovrebbe stare in un’altra. Tanto forte è la propaganda, che anche i tedeschi di origine ebrea si riescono a convincere di essere il male sulla terra. Singer in questa parte credo che sia stato estremo, ma magistrale, creando nel lettore sentimenti molto forti, ma allo stesso tempo riuscendo a dare una forte immagine della Germania di quel tempo, la stessa che ha messo in scena una delle tragedie più grandi del secolo scorso.

Una cosa che non ho apprezzato in questo romanzo è il ruolo della donna: capisco il contesto storico e la cultura di cui parla è molto limitante, ma sicuramente c’è da dire che le donne Karnowski non sono un’immagine positiva per il genere. Infatti, quasi tutte le donne della famiglia sono sottomesse, silenziose, contano poco nelle decisioni, a volte tradite senza vergogna; ma non proferiscono parola, anzi obbediscono indiscriminatamente a ciò che si dice loro. Contrapposta a queste figure, abbiamo un’unica eccezione:la tedesca Elsa, che al contrario, rappresenta l’immagine della donna emancipata, libera, e sicura di se e dei suoi mezzi; soprattutto lei non ha bisogno di un uomo da cui dipendere.

Il romanzo mi ha coinvolto pagina dopo pagina: all’inizio l’ho trovato molto descrittivo, e non io è che ami così tanto le descrizioni minuziose. E inoltre inizialmente non si capisce bene dove l’autore vada a parare; ma andando avanti con la lettura, si inizia a capire il messaggio, generazione dopo generazione, di confronto-scontro tra i rispettivi padri e figli, che si evolve e muta in maniera circolare, trovando sempre difficoltà simili, e li si coglie il vero senso del libro.

La famiglia Karnowski è un libro molto particolare che ci mostra una storia che ha come protagonista una famiglia, ma anche l’Ebraismo, con la sua cultura, con le sue tradizioni, costretti a scappare fin dall’alba dei tempi per portare avanti la propria religione ma anche identità culturale; ma non è un semplice racconto di una famiglia ebrea, racconta la storia, racconta la vita familiare e i suoi problemi, racconta l’indottrinamento. Un libro da leggere per fare un viaggio nel tempo fino ai primi del novecento, e assistere alla storia degli uomini Karnowski.

Alla prossima domenica con una nuova recensione,
ma se morite dalla curiosità di avere nuove, incredibili, recensioni venite a trovarmi qui🙂

Giorgia 

 

In copertina: La famiglia Karnowski (1943, Israel J. Singer) – Copertina dell’edizione Newton Compton del 2015,

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