Giorgia Chiaro/ ottobre 14, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo ad entrare.”

Quando mi accosto a una lettura che in genere tutti amano, parto sempre con un pochino di pregiudizio. Non perché non mi fidi del giudizio altrui, ma le cose mainstream in genere non fanno per me. Adesso, non prendetemi per snob, ma mi piace avere gusti e idee mie, e non seguire ciecamente la massa.

Con questo approccio scettico ho iniziato Le braci di Sándor Márai, scritto decisamente apprezzato da moltissime persone.

Il romanzo racconta la storia di un uomo, che ormai anziano e rinchiuso nel suo castello da anni, si trova a dover far i conti con il passato. Dopo quantun’anni infatti rincontra il suo più caro amico di gioventù, una delle poche persone a cui ha mai voluto bene con tutto il cuore. Si incontrano dopo molti anni, li nella sala da pranzo che li fece incontrare per l’ultima volta, identica in tutto e per tutto a quella sera, portandosi con loro i fantasmi del passato. E così che i due iniziano un lungo confronto dopo moltissimi anni di silenzio, dopo che una donna si è messa in mezzo a loro, rovinando il perfetto idillio che il colonnello credeva essere tra i tre.

Un romanzo che in fin dei conti è un lungo monologo, una riflessione lunga un libro, carico di malinconia, risentimento, emozioni, dolore, riportando in vita vecchie ferite e rancori trascinati per quasi mezzo secolo.

Le Braci

Le Braci nell’edizione Adelphi

La scrittura di Marai è ineccepibile, ogni cosa scritta in questo romanzo è al posto giusto, e incalza man mano si va avanti con la storia. Una storia che si scioglie dunque attraverso le parole, che piano piano diventa più nitida sotto forma di dialogo e di ricordo dei due amici e interlocutori. Una storia fatta di parole ma soprattutto di silenzi, resa magistrale proprio dallo stile del suo autore che rende quasi poesia il suo scritto, tenendo l’attenzione sempre alta nonostante il romanzo non sia un racconto lineare, ma un formidabile incontro scontro fatto di dialoghi e di cose non dette.

Le braci è il romanzo della parola, della memoria, della rivincita, dell’orgoglio, delle ossessioni lunghe una vita intera. Come anticipavo prima dunque non abbiamo una vicenda raccontata in maniera cronologicamente perfetta, ma ci troviamo di fronte a piccoli stralci di passato che appaiono in un presente in cui nulla conta più, se non quel confronto; una dilatazione dell’anima in cui i due protagonisti si dicono tutto ma in fin dei conti non si dicono niente, dove la soluzione non sta nel contenuto delle loro parole, ma nello stesso atto di parlarsi, in quella notte, davanti un camino dove le braci si stanno per spegnere.

Se devo essere sincera il libro mi è piaciuto, ma da questa lettura pretendevo di più: la storia scorre liscia fino al suo epilogo, forte della scrittura impeccabile e magnetica di Márai. Quello che nel romanzo mi ha lasciato un po’ a bocca asciutta è stato di certo la trama, che ho trovato un po’ debole comparata a una scrittura tanto bella quanto musicale in alcuni punti. Dunque il potenziale c’era, e se la trama avesse avuto un filo di carattere in più sarebbe potuto essere veramente un capolavoro. Peccato.

Ho trovato Le braci nel complesso però un bel romanzo, consigliato per un primo approccio con l’autore per cogliere le sfumature del suo perfetto stile letterario. Da leggere per assistere all’incontro di due vecchi amici, che dopo molti anni finalmente fanno i conti con gli errori della propria vita.

Alla prossima settimana con una nuova recensione!

E se non riuscite proprio ad aspettare, venite a leggerne altre, venite a trovarmi qui 🙂

Giorgia

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