Giorgia Chiaro/ settembre 16, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Non può essere ch’io abbia tanta felicità, dopo tanto dolore. È un sogno; un sogno di quelli che ho fatto spesso, di notte, immaginandomi di stringerla ancora una volta sul mio cuore, come faccio ora; credendo di baciarla e sentendo che mi amava e che non mi avrebbe lasciato mai.”

L’occasione è nata da un consiglio diverso dal solito e da un’iniziativa su instagram, e così anche io mi sono innamorata di Jane eyre.
Il grande classico di Charlotte Bronte era in libreria da qualche mese a prender polvere, e grazie alla spintarella di Emanuela (blogger e influencer su instagram) ho preso coraggio ed ho deciso di affrontare questa lettura che mi sembrava molto impegnativa. Ah quanto pare mi sbagliavo.

Ma di cosa parla Jane Eyre?

Jane è un’orfana, vive con la moglie di suo zio, la signora Reed e i suoi tre cugini; viene maltrattata e bistrattata, trattata come una bambina cattiva e considerata da loro una persona di second’ordine. Stufa degli atteggiamenti poco ortodossi della ragazzina, “l’amabile” signora Reed un bel giorno decide di chiuderla a Lowood, una scuola per le “figlie della carità”, per non averla più tra i piedi e far educare la bambina come si deve. A Lowood Jane troverà in principio una nuova, orribile, casa: la ragazza crescerà in questo scuola che inizialmente sembrava solo una sciagura, per poi trascorrerci molti anni e diventarne poi insegnate al suo interno.
Però la scuola non sarebbe potuta essere per sempre la casa di Jane, che a diciott’anni decide che fosse venuto il momento di esplorare il mondo. Viene assunta come governante in una casa in campagna di un ricco lord, Rochester, misterioso padrone di quella residenza semi abbandonata.
Da questo punto inizia la vera storia di Jane, la vita di una donna che si è fatta da sola, in un contesto storico difficile per l’indipendenza femminile, tra sventure, malnutrizione, matrimoni falliti, cuori spezzati, carità inaspettata e la provvidenziale mano del destino.

Jane Eyre

Recensire un classico mi mette sempre sotto pressione: grandi professori e critici lo hanno già studiato a fondo, e le mie parole poco autorevoli penso sempre potrebbero sembrare fuori luogo. Per quello vi racconto la mia semplice opinione questa volta, su un romanzo che ho letto con calma, ma mi è entrato dentro parola dopo parola. Soprattutto perché ero terrorizzata da questa lettura, convinta dal mio conto di affrontare un libro scritto in un linguaggio troppo aulico da risultare noioso. La scrittura invece è molto scorrevole (merito sicuramente della traduzione della mia edizione, nella fattispecie New Compton Editore) e fluida. Nonostante non ami i libri tanto ricchi di particolari, la Bronte è riuscita a dipingere un quadro molto nitido e particolareggiato delle ambientazioni, del tempo, e della cultura che circonda la sua protagonista.

Un altro aspetto che sicuramente mi ha colpito è che fondamentalmente Jane Eyre è una storia d’amore; non paragonabile a un moderno romanzo rosa, ma di certo è uno dei temi portanti della narrazione. Mi ha colpito la cosa perché, non essendo molto amante del genere, era un’altra di quelle cose che più mi spaventava nell’affrontare questa lettura. Invece la relazione tra Jane e lord Rochester è così diversa dal solito, così poco prevedibile, così straordinariamente paritaria per una storia d’amore ambientata nell’Ottocento, che mi ci sono appassionata con tutta me stessa. Tanto da commuovermi a un certo punto della storia.

Già dalle prime pagine del libro si comprende che la ribellione di Jane e la sua forza d’animo saranno gli elementi chiave di questo romanzo: Jane Eyre può essere di certo una pioniera del femminismo, e dell’emancipazione del “gentil sesso”. Un esempio virtuoso in un periodo in cui la donna era tutta bustini e riverenze, dove una ragazza del popolo riuscirà a raggiungere i propri desideri e la propria felicità solo grazie alle sue forze.
Sin dalle prime righe ho amato proprio questo aspetto della storia, e lo spirito ribelle di Jane; un precoce modello femminista che dimostra che una donna, anche a quel tempo, può reagire, può dire, fare e pensare ciò che vuole. Jena sceglie da se la sua vita e non è mai stata dipendente da nessuno da quando ne ha avuto il modo. Una donna forte con la chiara determinazione di decidere sempre e comunque per la sua vita. Un modello ieri come oggi, per ricordarci il potere della forza di volontà, per ricordare a ogni donna che è lei stessa la fautrice del proprio destino.

Ma Jane Eyre non è solo questo: è un romanzo immenso che entra nel cuore con prepotenza, un classico che nonostante sia stato scritto quasi 200 anni fa rimane impresso per il suo stile e rapisce il lettore fino al suo epilogo.

Jane Eyre è, per concludere, la bellissima storia di una donna che con le sue sole forze rincorre la vita alla ricerca del suo destino, un classico che oggi come ieri ha il potere d’incantare il lettore, innamorarsi delle sue parole, e del suo racconto, e immergerlo davvero in un romanzo senza tempo. Consigliato a tutti, sempre, un pilastro della letteratura che è diventato uno dei libri più belli che io abbia mai letto; da leggere, per osservare la vita della straordinaria Jane Eyre, per piangere, emozionarsi, e gioire con lei.

Alla prossima settimana con una nuova recensione!

E se non riuscite proprio ad aspettare, venite a leggerne altre, venite a trovarmi qui

Giorgia

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