Giorgia Chiaro/ settembre 2, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

“Abbi cura delle persone che ti fanno sentire speciale. Ama sempre, seppure dovesse sembrarti un errore o un’illogigità. Sii pazzo: non tenere mai la pazzia per te: il mondo è dolce con i folli, mentre la follia è dura con chi cerca di ingabbiarla”.

Quanto è bello leggere un libro ispirato a una persona che conosci (anche solo virtualmente)?
È così che inizia il quarto vico, romanzo di Marco Pennella ed edito da Centoparole edizioni, che ha come protagonista Marina, giovane bookstagramer conosciuta anche come @lalettriceassonnata, che parla con il suo amato nonno, fonte d’ispirazione letteraria per le fotografie che posta sui social.
Un inizio che è un pretesto per il vero corpo della storia: Marina mentre fruga nella libreria del nonno scova il suo diario nascosto, mai letto da nessuno prima di quel momento, che narra una parte molto importante della sua vita e la sua giovinezza trascorsa a Il Quarto Vico.

Da questo incipit inizia il racconto della gioventù di David, appassionato musicista ansioso. La storia è ambientata al Charles Mountain club, tra le Virgin Mountains, un locale che ospita alcune personalità particolari in cui il giovane David passava le sue serate a bere: è proprio qui che il ragazzo conoscerà Caspar, pittore che con le sue opere vuole far emergere la bellezza che nasce tra il degrado moderno, “cercando il romanticismo lì dove gli altri vedono solo macerie” e deriso dagli haters sui social. Deriso perché in fin dei conti Caspar non sa dipingere veramente, ma crea delle opere post moderne davvero particolari e di certo non mainstream.
I due stringeranno una forte amicizia anche con Marta e Pietro detto “Rombo”, e formeranno un gruppetto di anime allo sbaraglio; i quattro insieme cercheranno di affrontare questa amara vita per cercare di placare i propri conflitti interiori e le turbe dell’animo.
Da qui si sviluppa l’intero romanzo, tra il disagio interiore dei suoi protagonisti e la voglia di prendere a morsi la vita, nella sua storia breve ma densa di emozioni e ricco di malinconie.

Nonostante la brevità della storia che conta soltanto 88 pagine, Il Quarto Vico risulta un romanzo con un intensità fuori dal comune; tutta la narrazione è ricolma di sentimenti, preoccupazioni, ansie, e scatena nel lettore una miriade di emozioni.

Un libro che ho letto tutto di un fiato, dove si respira una malinconia e un’inquietudine esistenziale davvero forte. David con il suo gruppo di amici attraverso questa storia rispecchiano l’immagine di moltissimi giovani come loro: allo sbaraglio, pieni di ansie e preoccupazioni, senza avere il coraggio di affrontare veramente le loro vita. È più facile fermarsi, e non agire, magari darsi all’eccesso, piuttosto che affrontare di petto la vita. Per questo è difficile non immedesimarsi in questi quattro giovani, perché rappresentano un’intera generazione angosciata, piena di progetti, ma che non riesce a trovare la forza di uscire dal guscio, e di affrontare l’esistenza.

Questa lettura mi è piaciuta particolarmente, perché mi sono sentita vicinissima alla gioventù da esso descritta. Le emozioni che ho provato durante tutta la lettura sono state tante e forti; l’autore con la sua scrittura decisamente moderna e scorrevole riesce davvero a raccontare una storia incredibile con una semplicità spiazzante a tratti, dando ancora più forza al messaggio che vuol comunicare.

Il Quarto Vico è una storia intensa, profonda e malinconica,che parla di crescita raccontandoci di un gruppo di giovani alla ricerca disperata di sé e del proprio posto nel mondo. Da leggere per emozionarsi davanti ai quadri fuori dal comune di Caspar.

A domenica prossima con una nuova recensione!
Se invece non vedete l’ora di avere nuovi, bellissimi consigli di lettura, venite a trovarmi qui!

Giorgia

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