Giorgia Chiaro/ agosto 26, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Era tutto incredibile. Impossibile. Ma da qualche parte, in un angolo della sua testa, sapeva che stava cominciando a crederci.”

Vi è mai successo di appassionarvi così tanto di una storia di cronaca, tanto da voler sapere tutto su di essa?
Questa premessa serve a presentare un libro che volevo leggere da moltissimo: una storia vera, che parla di uno dei casi di cronaca Americana più discussi degli ultimi cinquant’anni: sto parlando di Una stanza piena di gente, biografia parziale della vita di William “Billy” Milligan, l’unico uomo americano che non ha scontato la sua pena carceraria dopo aver la certezza di reato grave.
Ho letto questo libro che desideravo ardentemente grazie al gruppo di lettura #lastanzadeilettori, creato dalla mia bravissima collega blogger Leggo quando voglio.

Eccovi la trama in breve: Una stanza piena di gente parla del caso giudiziario di Billy Milligan, accusato di tre stupri nel college di Columbus negli anni ’70. Il caso fece tanto scalpore perché il ventiduenne Milligan fu assolto da tutte le accuse poiché non capace d’intendere e di volere. Il ragazzo infatti è uno dei casi documentati più celebri di disturbo della personalità multipla: 24 identità ben distinte vivevano nella mente di Billy, con caratteri e personalità ben delineate e distinte tra loro.

Una stanza piena di gente è un libro di più di 400 pagine ed è diviso in tre parti.
La prima parte racconta dell’arresto di Billy e dell’inizio della sua saga giudiziaria: la cattura dell’indiziato, le prime indagini, la scoperta della sua malattia e delle varie personalità che la compongono, la costruzione di una difesa, il processo e la prima parte della sua terapia presso due prestigiosi istituti mentali americani.

La seconda parte del romanzo è il racconto dalla prospettiva del Maestro, personalità centrale che ha il controllo predominante dei ricordi e possiede tutte le capacità delle altre identità di Milligan. Questo inizia a raccontare allo scrittore la vita di Billy dall’inizio del suo disturbo, avendo coscienza di tutto quello che è accaduto fino a quel momento. Assistiamo alla nascita del primo amico immaginario di Billy, di Christene e Shown (i primi bambini), alla morte per suicidio del papà biologico del ragazzo, agli abusi e violenze sadiche subite dal patrigno Chalmer, ai tentativi di togliersi la vita di Billy e suo conseguente “assopimento da parte delle altre personalità; assistiamo ai furti, a come sono stati svolti gli stupri, ai cambi repentini di umore e di atteggiamento, ai litigi con la famiglia, alla prigione e alle prime consulenze psicologiche. Tutto questo raccontato dalla affascinante figura del Maestro, che ci racconta la storia della vita di Milligan passando da una personalità all’altra, alla loro nascita, e il motivo per cui ognuna è nata.

La terza parte racconta della fine dell’epopea giudiziaria di Milligan, dell’ostruzionismo da parte dei media e della politica, dei suoi ultimi anni in istituiti fatiscenti in cui la sua sindrome non veniva curata al meglio.

A far da contorno a queste tre parti un prologo e un epilogo per spiegare in che modo è stato scritto il romanzo, e come è Andata a finire la storia di Billy Miligan, troncata dal finale perché scritta nello stesso periodo in cui quei fatti stavano accadendo. All’inizio lo scrittore precisa che alcune parti sono state romanzate, per tutelare Milligan e i crimini che ha commesso e per il quale non è mai stato accusato; ci spiega anche che per delicatezza nei confronti delle vittime degli stupri, i loro nomi sono stati cambiati. In più ci viene fatta una breve panoramica delle dieci principali personalità, quelle che prevalentemente avevano contatti all’esterno e potevano “uscire sul posto”.

Una stanza piena di gente è un romanzo molto forte e intenso, a tratti anche ansiogeno, che se non si sapesse fosse una storia vera, potrebbe essere stato creato dalla fervida mente del suo scrittore.

Tutto il libro è trattato con uno stile giornalistico, con una scrittura secca e asciutta, che va diretta al sodo senza troppi fronzoli. In alcuni punti la difficoltà maggiore del lettore è giostrarsi tra il cambio repentino di personalità, chiamati per nome ogni volta, cosa che può rendere un po’ difficile la lettura. Ogni volta che Milligan cambia identità l’autore in maniera ridondante sottolinea i modi di fare e come cambia la fisionomia dell’uomo da personalità a personalità, rafforzando in questo modo il concetto della malattia e sottolineando in questo modo a più riprese la pluralità di persone che abitano dentro lo stesso individuo, ma anche aiutando il lettore a far sue queste caratteristiche e riconoscere i vari “personaggi” ogni volta.

La cosa che mi ha più colpito di Una stanza piena di gente sono le varie personalità, molto diverse per più aspetti: età, sesso, accento, atteggiamenti, modi di fare e comportamenti. Alcuni di loro hanno anche delle competenze davvero specifiche: chi di loro è esperto di medicina, chi dipinge, chi è un maestro di arti marziali, chi è un mago dell’elettronica, chi suona la batteria, chi è abile nella caccia. Ogni personalità ha una memoria selettiva, ovvero ricorda ciò che ha fatto solo quando era “sul posto”, aveva il dominio della coscienza di Billy.
Milligan infatti ha dei grossi buchi nella sua memoria: non ricorda di aver fatto molte cose nella sua vita e viene accusato di cose che non sa di aver fatto; questo proprio perché quando prende il posto una delle sue personalità, egli è come assopito, e non è cosciente di quel che gli accade.

La malattia mentale è il tema predominante di Una stanza piena di gente, strettamente collegata al disturbo del protagonista della personalità multipla, patologia non così tanto conosciuta. Un individuo che a causa di fortissimi traumi ha scisso la sua mente e creato tantissimi alter ego di se stesso, ognuno che rappresenta una delle parti della sua personalità una malattia che nasce come forma di difesa dal mondo, per proteggere se stessi dalla brutalità della vita e dalle sofferenze che lo circondano.

Inquieta e appassiona della storia proprio questa malattia e il suo sviluppo nel suo protagonista. Billy malato da sempre e da sempre accusato di cose che non sa di aver fatto, messo a dormire dopo alcuni tentativi di suicidio. Messo a dormire dalle due personalità predominanti, Arthur inglese molto intelligente e cinico e Regen, il protettore, forte uomo iugoslavo che si occupa di proteggere tutti loro. Questi due nella mente di Billy hanno creato “Una stanza piena di gente” dove per prendere coscienza bisogna attraversare un fascio di luce, e per sopravvivere si sono dati delle regole molto rigide, come non far male a donne e bambini e non mentire ad esempio. A chi non rispetta queste regole viene proibito di prender il controllo e vendono banditi per sempre dal posto, diventando indesiderabili.

Questo romanzo, per quanto mi sia piaciuto davvero molto, pone un grosso problema etico nel suo lettore. Quanto facile è empatizzare con il protagonista di questa storia? Quanto è difficile non giudicarlo per i reati commessi?
Nonostante io abbia con facilità preso le difese mentali di Milligan, mi rendo conto che nonostante la malattia egli fosse colpevole dei reati commessi. Per quanto egli non fosse cosciente, la sua mente aveva dato vita a vere e proprie personalità criminali, che con intezione hanno commesso crimini orrendi. La storia mette in crisi le convinzioni etiche del lettore, perché il suo protagonista è sia colpevole che non colpevole per suoi crimini, tracciando anche una linea sottile tra bene e male. Dualità che mi viene spontaneo associare a quest’uomo e alla sua storia, poiché come egli dimostra nella sua scissione mentale, ognuno di noi ha parti profondamente buone, e alcune profondamente cattive; dunque guardando il suo caso viene naturale interrogarsi sulla natura dell’animo umano, che probabilmente fine sta nel mezzo tra la concezione di buono e malvagio.
Se non fosse stato malato Milligan sarebbe stato o solo un bravo cittadino, o soltanto un sociopatico criminale? Per questa ragione io personalmente non me la sono sentita di giudicare quest’uomo come solo criminale o una brava persona: ma semplicemente una persona malata che sarebbe dovuta essere aiutata.

Mi sono appassionata a questa vicenda e non vedevo l’ora di leggere Una stanza piena di gente dopo aver letto un articolo su facebook: da subito della storia di Milligan mi ha colpito particolarmente il disturbo della personalità, che credevo si esistesse, ma non conoscendo a fondo l’argomento, non credevo potesse portare tante conseguenze nella vita di chi ne è affetto, ne tanto meno da creare davvero così tante identità così differenti tra loro. Da quel momento mi sono iniziata a informare sulla sua storia, leggendo più che potevo sull’argomento.
Come dicevo sopra, la cosa dunque che mi ha colpito sin da subito è proprio le differenze tra le personalità, gli accenti diversi, la brillante mente di quest’uomo che parlava lingue che non sapeva di conoscere, ognuna con passioni e doti distinte. Questo mi ha fatto riflettere molto sul potenziale della mente umana, facendomi interrogare molto sulle infinite possibilità che avremo se riuscissimo a usare al 100% il nostro cervello. So che il discorso che sto facendo sembra fantascientifico, ma io non riesco a non pensare che se un uomo per colpa di un trauma e conseguente malattia mentale riesce a creare personalità in grado di avere una forza sovrumana, una mente decisamente sopra la media o addirittura avere dei deficit forti come la sordità, cosa potremmo fare se riuscissimo a utilizzare le potenzialità celebrali che abbiamo al massimo in stati non di mattia ma di normalità?

Una stanza piena di gente è un libro ansiogeno e inglobante, che incolla noi lettori alle sue pagine per scoprire la vera storia di Billy Milligan e di tutte le sue 24 personalità. Consigliato agli appassionati di questo genere di storie, da leggere per immergersi nella stanza della mente di Milligan, e conoscere Arthur, Reger, Danny, Tommy e tutte le altre personalità che la abitano.

Alla prossima domenica per una nuova recensione!

Se non ce la fate a resistere, e volete altri consigli di lettura, potete trovare altre recensioni qui!

Giorgia

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