Giorgia Chiaro/ agosto 19, 2018/ Uncategorized/ 0 comments

“Ognuno di noi dovrebbe essere il primo medico per se stesso. Psiche, non significa mente, psiche è anima e non c’è una persona che curi l’anima? Sì, d’accordo ci sono i preti, ma ci vorrebbe un medico laico, un animologo…come Levante.”

Un padre e un figlio. La malattia del figlio, le colpe di un padre. Giorgio che dona a suo papà un manoscritto in cerca finalmente di un po’ di comprensione, il padre che passa una notte con le parole di suo figlio; questo è l’inizio de L’animologo, secondo romanzo di Antonia de Francesco, Edito da Giovane Holden Editore.
Il racconto è a tutti gli effetti una storia raccontata a due tempi: il presente, in cui Giorgio ha dato il suo manoscritto al genitore, e il passato raccolto e narrato in questo suo scritto.

Giorgio ha tentato il suicidio dopo la morte di sua madre ed è stato ricoverato in un ospedale in quanto bisognoso d’aiuto. Come compagno di stanza si ritrova un silenzioso anziano dagli occhi azzurri di nome Levante; l’uomo consegnerà un pacco di lettere che faranno compagnia al giovanr nei suoi solitari giorni di “prigionia”. E così che il ragazzo farà un viaggio nella giovinezza trascorsa al fronte di Levante, tra paure e mancanza di denaro, attraverso la corrispondenza con l’amata madre di costui. Grazie alle parole di Levante Giorgio riuscirà a fare un viaggio dentro sé stesso, scavando a fondo per ritrovarsi e riflettere sulla sua condizione, sulla sua vita e sui problemi.
L’Animologo ci racconta la sua storia in tempi brevi, ma con un’intensità molto forte, diventando una narrazione drammatica, dolce e disperata al tempo stesso che emoziona ed ha il potere di far riflettere il lettore.

La De Francesco con la sua scrittura contemporanea e fresca riesce a trascinarci nella sua storia introspettiva dando un peso speciale a ogni parola in tutte le sue pagine. Molti capitoli prendono dei risvolti filosofici, e cercano di interrogarsi natura della nostra esistenza; tali riflessioni non risultano però banali o scontate, e attraverso la loro semplicità hanno il potere di dare uno spessore speciale al testo.

Il protagonista de L’animologo è Giorgio, un giovane inquieto, che non sa che quel che vuole, e quel che fa in fondo. Si è lasciato sopraffare dalla vita, e cerca delle risposte e una sorta di motivazione, che sembra sparita, per poter andare avanti in qualche modo. Tanto da avere il coraggio di rinunciare a questa vita in cui ha perso completamente le speranze. Sarà il suo Animologo a tirarlo fuori dal baratro, facendogli osservare la sua vita da un nuovo punto di vista: solo in questo modo riesce a capire a fondo che non ha senso lamentarsi di quel che ha, e le sue angosce e pene osservate dall’esterno non gli sembravano poi così dure.

Giorgio in questo romanzo sembra l’icona di una gioventù moderna e senza scopi, che fa fatica a divincolarsi in questa vita, che non riesce a trovar altro che scuse per non vivere, che da la colpa agli altri dei suoi insuccessi. La trasformazione del protagonista, e la sua parabola ascendente danno una speranza a chi come Giorgio aveva già rinunciato prima ancora d’iniziare l’esistenza, portando in questo modo con sé un messaggio positivo e ottimista.

Uno dei temi portante per tutta la narrazione de L’animologo è di certo il rapporto genitoriale: quello tra Giorgio e suo padre, quello tra Levante e sua madre, e quello tra Giorgio e la madre. Analizzato dunque da più di un punto di vista, il rapporto tra genitori e figli è mostrato sia dalla sua accezione negativa che da quella positiva. L’autrice ci parla di quei genitori assenti, che attraverso questa assenza creano delle mancanze ai propri figli; ci parla della paura di ogni genitore di vedere il proprio figlio prendere delle decisioni sbagliate; ci parla dell’apprensione genitoriale, della paura che succeda qualcosa di brutto a coloro ai quali abbiamo dato la vita; ci racconta dell’amore incondizionato che lega una madre e un figlio, quell’amore che vince sia spazio che tempo.

L’animologo è un libro che mi ha colpito moltissimo, per la sua delicatezza e introspezione, e il modo in cui fa riflettere il lettore in maniera profonda sul significato d tutta l’esistenza. Onestamente non mi aspettavo una storia così bella e profonda, e la sua lettura mi ha coinvolto davvero in maniera incredibile; ogni capitolo per me è stato uno spunto di riflessione, per crescere assieme al protagonista di questo romanzo, e trarre dalle assieme alla lettura, anche qualche insegnamento.

L’animologo è un libro intenso, introspettivo, riflessivo, dolce e amaro allo stesso tempo; da leggere per sfogliare un ventaglio di emozioni lunghe una vita intera e farsi curare il cuore dall’Animologo.

A domenica prossima con una nuova recensione

Se invece non vedete l’ora vi leggere altre recensioni e consigli di letture, venite qui 🙂

Giorgia

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