Giorgia Chiaro/ agosto 7, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

“A quell’età si è come dei cercatori d’oro, inginocchiati sulla riva della vita che scorre. Si immerge il setaccio e poi lo si agita con movimenti lenti e circolari. E ogni movimento è un pensiero nuovo che emerge. Se si è fortunati, perché l’impresa non riesce a tutti, al fondo del setaccio, eliminato ogni pensiero inutile rimane un po’ della tua anima.”

Come ogni mese, anche ad agosto continua la mia rubrica dedicata agli autori emergenti.
In luglio ho letto una raccolta di racconti, Le streghe di Atripalda, di Teodoro “Rino” Lorenzo, che si caratterizzano rispetto ad altre raccolte per essere storie sportive.
L’autore stesso è sempre stato uno sportivo: sin da bambino ha giocato a calcio, entrando nei pulcini della Juventus. Dopo una breve carriera da professionista in serie D e C, si è dedicato agli studi in giurisprudenza e a un percorso professionale più tradizionale. Nonostante la vita abbia preso un’altra strada, ancora lo sport è rimasto nel cuore di Rino, tanto da fargli scrivere di ciò: pubblica nel 2009 “Saluti da Buenos Aires” e nel 2017 “Le streghe di Atripalda”, edito da Bradipolibri Editore.

Quattordici racconti brevi, quattordici sport e discipline diverse ed altrettanti sportivi sono i protagonisti delle pagine di questa raccolta. Questi gli sport raccontati: hockey su ghiaccio, lotta greco-romana, tiro a segno, carabina, ciclismo, lancio del disco, tiro con l’arco, canoa, golf, pallavolo, vela, judo, atletica (400 metri), pugilato, automobilismo.
Ne Le streghe di Atipalda viene mostrata la faccia umana dello sport, non fatta di vittorie, punteggi, coppe o medaglie; qui viene raccontato cosa c’è dietro, cosa si nasconde al di la della maschera dello sportivo, le persone che vedono lo sport come salvezza, uomini e donne che vivono per la disciplina, i pregi e i difetti, il brutto e il cattivo tempo.
Lo sport, nonostante venga spiegato con un’accuratezza quasi maniacale mostrando la preparazione e la passione del suo autore, alla fine diventa solo un pretesto per una serie di racconti molto introspettivi che svelano la durezza e l’asperità della vita; non semplici racconti sportivi, dunque, ma storie ricche di una malinconia senza tempo, nel loro modo di voler mostrare la vita in maniera aspra e realistica.

Le streghe di Atripalda

Ho chiesto allo scrittore come sia nata quest’idea, che ho trovato molto brillante e originale. Mi ha risposto:

“Le streghe di Atripalda Nasce dalla mia passione per lo sport inteso non come supremazia ma come introspezione psicologica, come luogo di verità nel quale ritrovare se stessi e gli altri. Nello sport agonistico non si può fingere, sei quello che sei , non ci sono compromessi e ipocrisie, non ti puoi nascondere, riveli la tua essenza. Riconosci la tua statura, puoi arrivare fin là e questa accettazione di te, con i tuoi limiti, e degli altri, con i loro meriti, è la più grande vittoria.”

Nel libro ho trovato una profondità particolare, dei racconti che svelano a modo loro la parte più nascosta dell’animo umano. Lo fanno parlando anche di tematiche molto forti in alcuni punti: lo stupro, la malattia, l’arroganza, l’amore per una persona dello stesso sesso, la superstizione, la vendetta, la delinquenza, il riscatto sociale. Ognuno di questi racconti apre un mondo a se stante e analizza una di queste tematiche, facendo riflettere ben oltre un paio di guantoni boxe, o un pallone da calcio.
Tutti i personaggi sono molto diversi tra loro, con personalità, ambientazioni, età diverse. Ciò che accomuna ognuno di loro è la ricerca nelle attività sportiva di qualcosa di più, che oltre la soddisfazione delle vittorie, dia modo ad ognuno di loro di avvicinarsi anche un pochino alla ricerca del proprio io, di chi si è veramente.

Ho chiesto all’autore come mai ha voluto dare questo sapore agrodolce ai suoi racconti, unendo in un connubio originale e ben riuscito sport e i retroscena più pungenti della vita. Lorenzo mi ha risposto:

” Probabilmente questo accostamento nasce dal mio fallimento a livello sportivo, ero bravo ma mi mancava qualcosa per arrivare. Con la scrittura ho forse voluto riscattare quell’amarezza sotterranea, ottenere dallo sport, sebbene attraverso la scrittura, quello che non mi ha dato sui campi da calcio.
Ogni stagione ha il suo frutto. Mangiarlo tardi non dà la stessa dolcezza. Ho avuto tanti riconoscimenti per i miei racconti di sport, mi hanno fatto bene, ma sarei stato più felice se lo sport mi avesse regalato qualche riconoscimento in più quando sono stato giovane e l’ho amato.”

Le streghe di Atripalda è un libro che mostra il poliedrico volto dello sport, una lettura piacevole che ci presenta anche quei lati nascosti della carriera agonistica, svelando sia il buono che il cattivo che dietro a questi si nasconde, sfogliando un ventaglio di sentimenti molto ampio, analizzandoli con profondità e delicatezza che non ci si aspetterebbe da un libro “sportivo”. Un’antologia di racconti molto particolare, che è riuscita nell’arduo compito di far apprezzare lo sport anche a una repellente al tema come me, da leggere per andare oltre alla normale concezione di sport.

Ecco dove acquistare il libro:

 

Per altri consigli su nuovi brillanti autori, venite a leggere altre recensioni qui

Al mese prossimo per una nuova Recensione Emergente 🙂

Giorgia

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