Giorgia Chiaro/ luglio 29, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

Durante una notte a Tokyo possono accadere molte cose. Con le tenebre le malinconie, i timori, le paure più nascoste possono prendere il sopravvento: questo è il cuore di After Dark del maestro Murakami Haruki.

La storia ha inizio verso mezzanotte quando una ragazza, Mari, sola in un bar a leggere un libro incontra Takahashi, un giovane che aveva conosciuto per caso qualche anno prima. Contemporaneamente sua sorella Eri è in una stanza che dorme profondamente, ed improvvisamente il televisore si accende: sullo schermo appare una stanza con al centro seduto un misterioso uomo dal volto coperto la osserva il sonno della ragazza. Così ha inizio la storia di After dark, dove le vite di alcune persone si incrociano e si influenzano reciprocamente nel giro di una notte: Mari, giovane studentessa di cinese, tormentata da una sorella dormiente che non riesce a svegliarsi, Takahashi musicista jazz, Kaoru ex lottatrice responsabile di un love hotel, una prostituta cinese picchiata dal suo cliente, programmatore dalla doppia vita. Una narrazione lunga una sola notte, per un romanzo che ci fa inoltrare in una storia tipicamente murakamiana, intensa e grottesca come solo l’autore giapponese sa fare.
Questo è un libro che ho amato particolarmente, ma mi rendo conto che è difficile da raccontare, sia per la sua trama che si incrocia ma soprattutto per quello che sta dietro di essa, data la profondità intrinseca che porta con sé.

after dark
After dark è un libro dai contorni sbiaditi, dove l’atmosfera onirica che si respira ci fa chiedere se ci troviamo in un sogno oppure no. L’aurea sognante delle pagine del racconto è contrapposta alla brutalità realistica dei discorsi che durante la notte i suoi protagonisti fanno tra loro.

La notte che Murakami ci racconto è una notte di consigli esistenziali, dove delle anime tormentate si incontrano perché il destino sembra volere così. Si imbattono l’un l’altro, si aprono tra loro, si sfogano, si confidano cercando di lenire le proprie sofferenze.
After dark, dove ogni capitolo è scandito da un orologio che segna inesorabile il ticchettio delle ore che passano, è fondamentalmente un libro esistenzialista. La notte è la terapia inaspettata per curare le pene che affliggono tutte questi personaggi, che trovano sollievo in inconsueti rapporti umani, che di giorno avrebbero evitato o ignorato; ma l’oscurità consente loro di dar sfogo alla vera essenza di ognuno, senza il timore delle rigide convenzioni sociali giapponesi.

After dark è stata per me decisamente una lettura inglobante, che mi ha assorbito anima e corpo; non mi capita spesso, leggendo molto, di avere un trasporto così forte per un libro. I ritmi della narrazione, molto veloci rispetto ad altri libri letti dello stesso autore, hanno contribuito a immergermi totalmente in questa storia al limite del paradosso. Lo stile letteralmente magico di Murakami è inconfondibile poi, e mi rapisce sempre. Ho amato questo libro specialmente però la drammaticità che si respira nelle sue pagine: una Tokyo notturna, pericolosa, vissuta solo da anime tormentate, che si porta dietro una malinconia incredibile. Questo però non mi ha messo tristezza, ma, come solo Murakami sa fare, mi ha portato a riflettere su più livelli.

After dark è un romanzo che avvolge totalmente il lettore nella sua storia lunga soltanto una lunghissima e inquieta notte, celando in poche ore drammi e malinconie esistenziali. Un racconto colmo di riflessioni su problemi interiori e sul cambiamento, da leggere per vivere una notte a Tokyo, con Mari e Takahashi, e osservare il lungo sonno di Eri.

A domenica prossima con una nuova recensione!

Se morite dalla voglia di avere altri consigli libreschi, venitemi a trovare qui!

Giorgia

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