Giorgia Chiaro/ luglio 22, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

«La vita è troppo corta per essere vissuta cinicamente. Una buona mediocre paghetta per farsi qualche regalino ogni tanto, non ripaga il vuoto che sia nell’animo. Aspirine! – dissi cucinandomi a lei con fremito -, sono solo aspirine temporanee, che servono ad abbassare il grado di generica insoddisfazione nei confronti della propria esistenza. Ma il fatto di sentirsi importanti per qualcuno o di sfidare le sorti del proprio destino, beh questa è la medicina che ci può salvare dalla malattia della rassegnazione. Per farla corta, però – conclusi tornando sui miei passi-, L’essere umano ha bisogno di sognare».

Una storia che inizia a Trieste molti anni prima del racconto: Kevin, Tom e Leo, tre amici da sempre, tre “ragazzacci” legati dall’infanzia e cresciuti nel mitteleuropeo capoluogo giuliano. Loro tre sono i protagonisti de L’invitato romanzo d’esordio di Massimiliano Alberti, edito da Infinito edizioni.

Dopo alcuni anni di lontananza si ritrovano a Vienna invitati a fermarsi da Tommaso, che ormai da qualche tempo vi ci si è trasferito. Il progetto di Tom è ambizioso: ha aperto una galleria d’arte dedicata esclusivamente alla Pop Art e vuole che i suoi amici di una vita lavorino con lui a questa temeraria idea, con l’obiettivo di far diventare l’atelier no dei poli europei di questa corrente artistica.
I tre si troveranno immersi in una Vienna borghese e altezzosa, fatta di party e di smoking, circondati dall’Alta società austriaca e non. Leonardo si distinguerà tra la folla non per le sue doti di critico d’arte come voleva il suo amico Tom, ma per le sue pubbliche bravate, rovinando, come sempre in vita sua, tutto.

Una storia che ci porta nei salotti dell’alta società, a seguire le vicende di questi tre bad boys che cercano di realizzare qualcosa nella loro vita, riuscendo a essere alla fine molto pop.

Lìinvitato

I protagonisti de L’invitato sono tre ragazzi che nella vita hanno avuto tutto, tutti provenienti da famiglie benestanti con davanti a loro potenzialmente un futuro brillante; vicini ai trentanni però i tre non sono riusciti ancora a ottenere nulla di concreto, ma vivono dalle rendite familiari. Vienna significa per loro riscatto sociale, rappresenta l’occasione giusta per riuscire a tirar fuori qualcosa da questa loro vita; ma è difficile rinunciare all’arroganza che li contraddistingue e a quella esistenza dissoluta condotta sin quel momento. Infatti se per due di loro il viaggio a Vienna diventa sinonimo di crescita e passaggio a quell’età adulta che tanto hanno rinnegato, Leonardo rimane ancorato alle vecchie abitudini, e non riesce a cambiare quei suoi modi di fare che da sempre lo hanno contraddistinto, mai in maniera positiva però.

È difficile provare empatia infatti per questo protagonista, che appare a tutti gli effetti un dandy pieno di sé, che sembra non riuscire a far altro che assecondare il suo impulso. Il lettore sicuramente è portato a sperare nella redenzione di quest’ultimo, anche se più avanza la narrazione più si vede questa come una remota possibilità.
La parabola decadente di Leonardo l’ho interpretata come una metafora lunga un romanzo: bisogna toccare il fondo, una volta per tutte, per poi finalmente risalire e capire chi veramente noi siamo, e cosa vogliamo. Perché infondo l’atteggiamento spocchioso e antipatico di Leo è una sorta di protezione per lui, una gigantesca maschera che lo difende da quello che è la vita, che nasconde le insicurezze d’iniziare a camminare con le proprie gambe e l’enorme difficoltà di dover trovare il proprio posto nel mondo.

Protagonista trasversale di tutta la storia è la frizzante e colorata Pop Art, che con comparse di opere e autori, ci fa compagnia per tutto il romanzo e da uno stile inconfondibile e tutta la narrazione, con un brillante omaggio anche al grand Steve Kaufman dandogli un ruolo centrale nel racconto.

L’aspetto che onestamente non ho molto apprezzato de L’invitato sono i luoghi comuni ben diffusi e perpetuati per tutto il testo: generalizzazioni e cliché sull’italiano all’estero e alcuni stereotipi sessisti. Comprendo che sicuramente questa scelta è stata fatta dall’autore per dare credibilità alla costruzione dei suoi personaggi, che effettivamente risultano altezzosi e boriosi, ma un lettore attento e sensibile all’argomento può non apprezzare a pieno comunque questi elementi.

L’invitato è un romanzo ricco di citazioni, dallo stile quasi aulico, che racconta in fin dei conti la storia dissoluta di Leonardo, alla ricerca del suo senso e di quell’amore passionale e romantico  da sempre sognato; ma come tutti sappiamo, non tutte le storie possono essere a lieto fine.

Ringrazio di cuore l’autore Massimiliano di avermi regalato una copia del suo libro con dedica.

A domenica prossima con un altra recensione!

E se non ce la fate ad aspettare e volete assolutamente altri consigli di lettura, trovate le altre recensioni qui 🙂

Giorgia

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