Giorgia Chiaro/ luglio 8, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

“Inizia così una lotta cruenta tra te e il destino, ma egli è forte e potente. Ti illuderà di averti fatto vincere qualche volta, ma fa parte del protocollo di massima crudeltà che prevede anche l’illusione momentanea, detta anche aborti spontanei. La spontaneità non dovrebbe essere accostata a quella parola così amara”

Ogni libro è una sorpresa, ma alcuni lo sono di più.
Ho iniziato a leggere Quel figlio negato di Francesca Ognibene senza pretese. Un libro speditomi dal’agenzia letteraria Il taccuino ufficio stampa, incuriosita dalla trama, che è diventata una delle sorprese letterarie del 2018: emozionante e straziante, che mi ha fatto anche versare qualche lacrima. Ma parliamo meglio della trama.

Virginia e Federico sono sposati da anni, e cercano di diventare genitori. Qualcosa però va storto, perché dopo vari tentativi non riescono ad avere il bambino che tanto desiderano, mentre i loro amici iniziano tutti ad avere una famiglia. Scoprono allora di essere entrambi sterili: una notizia che li devasta emotivamente, specialmente Virginia accusa fortemente quel negare a lei qualcosa di così naturale e normale per tutte le altre donne. Iniziano ad affrontare per questo la procreazione assistita, desiderosi di coronare il loro sogno familiare, prima privatamente e poi nella sanità pubblica; anche questo percorso purtroppo non avrà un lieto fine per i due aspiranti genitori, e infine i due, dopo anni di dolore e di sacrifici molto forti decidono di adottare un bambino.

Quando finalmente Giulia entrerà nelle loro vite sembrerà per i due essere arrivato il tanto atteso momento della tranquillità e della felicità, ma anche il destino si accanirà contro queste due povere persone: il nonno camorrista della dolcissima bambina tenterà in tutti i modi di riprendersela, con tutti i mezzi a propria disposizione.

Quel figlio negato

Quel figlio negato è un libro introspettivo e molto struggente: racconta la storia dalla prospettiva di Virginia, che in fin dei conti è la protagonista di questa storia. Una donna che, attraverso un lungo flusso di coscienza, racconta a noi spettatori la storia della sua vita alla ricerca di un figlio. Un argomento molto delicato quello della maternità, qui affrontato in maniera diversa dal solito e raccontato attraverso sentimenti molto forti, raccontandoci una storia che parla di dolore profondo. Dolore perché negato a prescindere un diritto concesso quasi a tutte le donne del mondo; dolore che porta invidia per le amiche che raggiungono questo bellissimo traguardo, ma anche amore incondizionato per i bambini di queste che riempiono di gioia le vite delle persone care; dolore che fa cambiare, fa deprimere la protagonista, la fa sentire inadeguata alla vita e ai suoi desideri; dolore che fa quasi impazzire.

Solo realizzare il sogno della vita permetterà di ritrovate la gioia e anche la sanità mentale. Se da un lato l’ossessione della maternità e sul filo sottile di trasformarsi in malattia, dall’altro dare tutto a un bambino indifeso, che dipende totalmente da te adulto, ristabilirà gli equilibri e produce solo amore. Interessante è vedere infatti anche la prospettiva dell’adozione dell’adozione, dove si capisce che essere genitori non significa fare un bambino, ma crescerlo ed educarlo.

Quel figlio negato racconta la storia dunque della forza e della resistenza di una donna, con il destino che le rema contro e la vita che le mette in continuazione i bastoni tra le ruote. La parte che però mi ha colpito di più è il lato negativo della narrazione, quella che parla di ossessione: mi è sembrato che la protagonista volesse diventare madre solo per accontentare la sua fissazione di essere finalmente genitrice, uno dei motivi più sbagliati, secondo me, per farlo. Anche se non ho ancora dei figli, non credo che mettere al mondo una creatura perché la si vuole a tutti i costi possa fare bene ne a sé stessi ne al bambino stesso; ho visto perciò molto egoismo e una follia latente in questa vera e propria mania di fare un figlio. Egoismo che però si converte ad amore puro con la scelta dell’autrice di far adottare ai due una creatura abbandonata a sé stessa: la storia diventa in questo modo realistica, convertendo la fissazione in bene assoluto, e voglia di donare felicità a una bambina sola a questo mondo.

Quel figlio negato è un romanzo breve, ma davvero carico di emozioni, che riesce a coinvolgere il lettore nel dramma di una coppia che cerca disperatamente di diventare genitori. Una storia drammatica e forte, realistica e non necessariamente a lieto fine, da leggere per immedesimarsi in una donna, a cui hanno negato il diritto di diventare madre.

A domenica prossima per una nuova recensione!

Se volete leggerne altre nel frattempo, le trovate qui –> Recensioni della domenica

 

Giorgia

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