Giorgia Chiaro/ giugno 17, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Gli insegnanti devono amare con curiosità antropologica quella tribù di alunni che ogni mattina si trovano di fronte.”

Quando mi chiedono chi è il mio autore preferito, mi viene in mente una lista di nomi più o meno celebri. Tra questi, ve ne sarete accorti di certo, c’è Daniel Pennac, eclettico e brillante professore di liceo votato alla scrittura, famoso per il ciclo dei Malaussene ma non solo, che negli ultimi due anni mi ha rubato il cuore con il suo stile unico.
Qualche settimana fa ho letto uno dei suoi libri, complice la lettura condivisa con la mia amica virtuale Lettrice per passione, con la quale ho affrontato Diario di Scuola proprio del professor Pennacchioni.
Di cosa parla il libro? Come in Come un romanzo Pennac qui si cimenta in un saggio quasi autobiografico; in questo caso ci parla in maniera non convenzione della scuola: l’argomento è affrontato da due punti di vista la sua vita da ultimo della classe e quella vissuta da professore di francese.
Un viaggio attraverso la vita scolastica dell’autore, e del suo rapporto contrastante sia da una che dall’altro parta della barricata. Ci racconta la paura per il suo futuro instillata da un’apprensiva madre a causa della sue carenze di apprendimento, ci racconta gli anni in collegio e le difficoltà a imparare a scrivere la lettera a; ci racconta anche gli anni d’insegnamento, e il suo modo da professore insegnare qualcosa ai somari seduti di fronte a lui ogni giorno. Pennac ci regala anche questa volta un libro ironico e divertente, che è capace di farci riflettere su un argomento tanto delicato quanto importante come l’istruzione, mostrandoci la vita di un pessimo studente, che si trasforma in un ottimo professore.
In diario di scuola l’autore parla di molti argomenti importanti che ruotano intorno al mondo dell’istituzione scolastica, trasformando il libro in un calderone di temi importanti; lo fa sempre in maniera molto simpatica e irriverente, dicendo in modo semplice e diretto cose che nessuno mai dice ad alta voce.

Diario di Scuola

L’autore in Diario di scuola ci racconta la buona scuola, quella fatta di grandi insegnanti che lottano per trasmettere conoscenze nel modo giusto ai loro alunni, di studenti straordinari, di ragazzi tirati su dall’oblio dell’ignoranza. Parla però anche della scuola che pretende, come è accaduto a lui, che gli studenti imparino tutti nello stesso modo, quando effettivamente racconta i casi virtuosi di colleghi che cercano di spronare la curiosità e l’intelletto dei ragazzi, in maniera non tradizionale delle volte per ottenere risultati. Non ci sono raccomandazioni però tra le righe di questo libro, bensì ci troviamo di fronte a una serie di aneddoti che ci raccontano il dualismo tra insegnante alunno. Lo scopo di Pennac in queste sue pagine è quello di «….rassicurare i bambini che si credono stupidi, perché gliel’hanno fatto credere» lasciando un messaggio molto importante per tutti noi: lo scopo dell’istruzione dovrebbe essere cercare di salvare questi ragazzi che hanno perso la via, per non fargli affrontare un cammino senza futuro già segnato in partenza, ma dare anche alla possibilità al somaro di trovare la sua strada.
Pennac parla anche in maniera giudicante del consumismo nell’era moderna, e di quanto i giovani siano così assuefatti a esso. Lo dice per alcuni capitoli consecutivi, come se fosse qualcosa che porta davvero i ragazzi verso la perdizione, e il totale asservimento a Nonna consumista.

Per il momento Daniel Pennac è uno dei pochi autori del quale ho letto molti libri, ma sino a ora non riesco a dire che qualcuno sia stato meno bello degli altri. Sempre incalzante, che riesce a tenere alta la mia attenzione e immergermi completamente in ogni storia che racconta, da quelle più personali a quelle inventate. In questo libro ho amato specialmente il messaggio di speranza che porta con se; Pennac sembra volerci confessare che è voluto diventare professore, per salvare, chi come lui, ha problemi di apprendimento e potergli dare quella spinta, quell’ispirazione che permette di avere un futuro anche a loro, proprio come è successo a lui sui banchi di scuola. Un libro magico, che parla alla fine di seconde opportunità prendendo ad esempio la vita stessa dell’autore, senza però mai arrogarsi la pretesa di dirlo esplicitamente.

Diario di scuola è un saggio, ma anche una mini biografia che racconta tutte le esperienze scolastiche di quest’uomo, ponendo l’accento sulla simpatica contraddizione del somaro che diventa professore. Un libro da leggere, per divertirsi, ma soprattutto per comprendere che anche a un somaro può essere data una seconda opportunità, perché ha il potenziale per stupire il mondo.

Giorgia

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