Giorgia Chiaro/ giugno 4, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

Anche questo primo lunedì del mese vi parlo del libro di un autore emergente.
Oggi vi parlo di Piccole vite infelici, romanzo breve di Stefano Labbia.
L’Autore è un giovane italo brasiliano, Stefano Labbia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Gli Orari del Cuore nel 2016 per Casa Editrice Leonida. Nel 2017 ha dato alle stampe la sua seconda raccolta poetica dal titolo I Giardini Incantati (Talos Edizioni). Nel 2018 per LFA Publisher uscirà la sua prima graphic novel da autore e sceneggiatore dal titolo Killer Loop’S ed una raccolta di racconti, Bingo Bongo & altre storie (Il Faggio Edizioni). Il suo primo romanzo Piccole Vite Infelici pubblicato da Elison Publishing, e il vincitore del Premio Elison 2017.

Ci troviamo in una Roma contemporanea, in cui vediamo le storie di quattro persone incontrarsi e incrociarsi, tutti alla ricerca della fama nel mondo dello spettacolo, tutti alla ricerca di un po’ di pace interiore.
Caio sano quarantenne dissoluto e arrogante. Marco Marcello brillante e sagace, ma troppo fiducioso del prossimo e sfortunato, sia con le questioni di cuore che sul lavoro; Maya giovane del sud che voleva mettere su una produzione a budget zero. E infine Melina studentessa di lingue, con problemi con il cibo e il sogno di lavorare part time. Questi quattro individui collaboreranno e lavoreranno assieme, ma anche si scontreranno e si rincontreranno in una Roma caotica e moderna, che ha smarrito il suo calore, e sembra un arido terreno di battaglia dove vince sempre il più forte, e il piccolo viene schiacciato. Quattro vite infelici, che si trascinano alla ricerca della realizzazione di un sogno, di un’ambizione, o anche solo di un po’ di affetto.
Ho chiesto all’autore come è nata l’ispirazione per il suo libro. Stefano Labbia mi ha risposto:

“Dicono che gli autori – quelli bravi almeno – siano spugne: assorbono dall’ambiente che hanno attorno a sé. Che vivono. Ho vissuto gli ultimi tre anni calcando qualche set e frequentando il mondo dell’entertainment romano. Era quasi inevitabile che finissi di racchiuderlo, un po’ come “Boris” se vogliamo ha fatto in TV, questo girone dantesco fatto più di dolori che di gioie. E soprattutto di enormi controsensi…”.

Piccole vite infelici è un libro che ci mostra dunque i retroscena di un mondo che all’apparenza brilla di luce propria: il mondo dello spettacolo, e la difficoltà di emergere per un giovane di talento, che in questo caso è ricco di idee ma povero di fondi e di “conoscenze”.
Ho chiesto all’autore come mai ha deciso di parlare proprio di un gruppo di ragazzi che cerca di emergere nel mondo dello spettacolo.

“Non solo perché questi quattro si completano in un certo qual modo nel ruolo dell’industria del cinema che si sono impartiti da soli – e che spesso non è giustificato nemmeno da studi di settore! – ma perché caratterialmente sono uno l’opposto dell’altro pur avendo in sé profonde insicurezze che di certo però non giustificano minimamente il loro atteggiamento verso gli altri e verso la vita. Se i quattro fossero protagonisti di un film a dirla tutta sarebbero macchiette da tragicommedia. Si sabotano a vicenda e finiscono alla fine per autosabotarsi…”

Un’altra cosa che ho letto nelle pagine di Piccole vite infelici è proprio un’aurea di frustrazione generale. Vediamo quattro protagonisti ricorrere qualcosa che sembra non debbano raggiungere mai, costantemente ostacolati dagli altri o da loro stessi. Un quadro che rappresenta sia il mondo dello showbiz nostrano, dove il saper fare bene qualcosa non è sempre premiato a favore di una sorta di rete di conoscenze. Oltre all’ambito specifico del mondo dello spettacolo nella storia troviamo tra le righe ma anche la descrizione di una “gioventù bruciata”: Labbia rappresenta a pieno con i suoi protagonisti la nostra generazione precaria degli insoddisfatti, dei depressi, dei frustrati che lottano contro il mondo per riuscire ad arrivare a raggiungere un sogno. Pieni di dubbi e pieni d’insicurezze, che non sempre sono certi di quel che vogliono veramente. E soprattutto che si pongono sempre il dubbio su quello che fanno, alla ricerca di quol qualcosa di più che sentono loro mancare.
L’ultima domanda che ho fatto all’autore riguarda proprio questo. Labbia mi ha risposto:

“Nel mondo dell’entertainment romano – quello almeno che ho potuto “apprezzare” serpeggia quel malumore di sorta, quell’insoddisfazione qualsiasi cosa si faccia, si dica, si provi. Anche se si riesce a portare a termine un progetto – con molta fatica! – le persone cosiddette “madeselfman / woman” hanno dentro di sé un cinismo, un’arroganza ed un’inettitudine spaventosa. E allora mettiamo in scena questa “tragicommedia”, dico io. Leviamoci la maschera e vediamo chi siamo veramente. Senza veli. E facciamo qualcosa per cambiare ciò che non ci piace. Lottiamo. Ringhiamo. Magari non tra di noi…”

Piccole vite infelice è una storia breve ma che trascina il lettore in una narrazione intensa, facendogli incontrare le vite di quattro persone, quattro anime perse che cercano qualcosa nel mondo che possa placarle. Da leggere per immergersi nel mondo dello spettacolo, per vedere la parabola discendente dei suoi protagonisti.

Giorgia

Per leggere altre recensioni di libri di autori emergenti venite a trovarmi qui 🙂

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*