Giorgia Chiaro/ maggio 13, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Più lo si analizza, questo corpo moderno, più lo si esibisce, meno esso esiste.”

Avete mai avuto un diario?
Io ne ho avuti moltissimi, a tutte le età, sempre e comunque incompiuti, abbandonati, perduti, nascosti.
Nella letteratura mondiale di diari ce ne sono a bizzeffe e per ogni gusto; oggi vi parlo di un diario particolare, un libro originalissimo firmato dalla penna stravagante di Daniel Pennac: Storia di un corpo.

Il pretesto che mette in moto la narrazione è la morte del padre di Linon. Questa riceve in eredità dal genitore una serie di diari che egli ha scritto diligentemente per tutta la vita. Non sono solo i resoconti della vita di un uomo, ma un vero e proprio diario del suo corpo: oltre agli appunti di vita, l’uomo ha scritto una serie di cronache giornaliere sempre collegate alle reazioni che il suo fisico aveva. Partendo dai «12 anni, 11 mesi e 18 giorni» fino al suo ultimo giorno, ci viene raccontata la vita di un uomo attraverso le sensazioni provate dal suo corpo: l’odore della sua adorata tata, gli orgasmi, i muscoli che si allenano, i primi batticuore, i piccoli acciacchi e i problemi alla prostata. Passando dunque dalla goffaggine e l’insicurezza dell’adolescenza, alla forza e il vigore della gioventù, dalla consapevolezza di un uomo realizzato con la sua famiglia in espansione, per arrivare a vedere la stessa persona più grigia e malandata negli ultimi giorni che gli rimangono siamo spettatori dello straordinario spettacolo dell’esistenza.

Storia di un copro è un racconto dell’intimomo più profondo, un viaggio nella vita di un uomo che ci parla della storia di una persona qualunque, enfatizzando la normalità del protagonista.

storia di un corpo

Un espediente particolare, quello del diario del corpo, che dimostra ancora una volta la genialità di Pennac di mostrare la più profonda e pura umanità della vita di un uomo. Intimità messa a nudo negli appunti più personali possibili che chiunque possa scrivere, una scusa che ci fa vedere la storia del suo protagonista da una prospettiva privata, immergendo il lettore quasi come nessun altro nella vita quotidiana.

Il corpo diventa mezzo per poi veicolare i sentimenti provati in ogni fase della vita, distaccandosi dalle riflessioni meramente mentali e psicologiche raccontando cose più concrete e che tutti hanno provato almeno una volta, tipo un mal di pancia, l’ansia, il batticuore, o la fatica. Storia di un corpo risulta in questo modo un libro quasi più riflessivo di un viaggio nei pensieri, perché tramite le fatiche o i piaceri fisici riusciamo a percepire ancora meglio cosa il suo protagonista sta provando e pensando.

La morale della storia che ci racconta Pennachioni è una: semplice è meglio. L’autore trasforma una vita ordinaria, in qualcosa di straordinario spostando solo l’accento su come racconta la sua storia, dando la priorità a qualcosa a cui nessuno da importanza, come la normalità dei cambiamenti del proprio fisico. Crea cosi un empatia tale con tutti noi lettori che non facciamo per niente fatica a immedesimarci con le paure, i cambiamenti, le ansie, i dolori che prova il suo protagonista.

Nessuno parla mai di queste cose nei libri, dei bisogni fisiologici oppure i fischi all’orecchio; con il suo sguardo attento Pennac ci racconta in fin dei conti una storia comune rendendola speciale.

Amo lo stile di Pennac anche se perde un po’ della sua consueta follia in queste pagine, senza però perdere quel tocco d’ironia che lo contraddistingue da sempre. Nonostante le sue oltre trecento pagine, la lettura di Storia di un corpo mi ha rapita, permettendomi di divorarlo velocemente. A oggi credo che per la sua struttura particolare e la sua trama unica sia uno dei libri più particolari che io abbia mai letto. Di certo il più genuino!

Storia di un corpo è un libro brioso e incalzante, che ci fa appassionare alla vita di una persona come tante, e ci mostra come fosse un album fotografico, le istantanee dei cambiamenti di un uomo. Da leggere per gustarsi appieno la normalità della vita.

Giorgia

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