Giorgia Chiaro/ aprile 15, 2018/ Recensioni Libri/ 0 comments

“Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico … ma sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia.”

Ogni volta che finisco di leggere un libro o di guardare un film, rimangono dentro di me le emozioni che mi suscita e se mi è piaciuto oppure no. Della trama, dopo poco, dimentico quasi tutto; in genere ricordo l’inizio e la fine, ma il contenuto diventa buio.
Per questo motivo rileggere un libro molte volte è una nuova sorpresa per me.

Ho riletto L’amico ritrovato, letto alle medie, che mi aveva lasciato un ricordo bellissimo; ma della trama questa volta non ricordavo quasi nulla, solo vagamente il tema.
Ho deciso di acquistarlo in una fantastica offerta Feltrinelli (quella della coperta) ed è stata una bellissima riscoperta, che mi ha fatto reinnamorare di un libro letto più di dieci anni fa.
Ci troviamo a Stoccarda, nel periodo dell’ascesa di Hitler e del nazismo. Il protagonista, che ci racconta la storia in prima persona, è Hans, un ragazzo di 16 anni, solitario e di origini ebree. La sua vita cambia, quando Konradin, rampollo di una nobile famiglia tedesca, si trasferisce nella sua scuola. Hans in quel momento sente un legame con questo ragazzo, e farà di tutto perché questo diventi suo amico.
Un’amicizia che sboccia per amori comuni, che lega fortemente i due ragazzi e li rende indivisibili. Condividono entrambi la passione per le monete antiche, per l’arte, la letteratura, e la poesia. Passano le giornate a leggere versi, e mostrarsi i cimeli che raccolgono nella loro collezione numismatica.
Fino a quando l’aria comincia a cambiare: Hans si accorge di non essere ben visto dalla famiglia di Konradin, e animismi antisionisti iniziano a invadere la società pian piano, per poi finire anche tra i banchi di scuola. Hans sarà costretto a lasciare la Germania per precauzione, e perderà il suo caro amico, che, deludendolo profondamente, simpatizza per quel dittatore con manie di onnipotenza.
Dopo molti anni ritroverà quell’amico di gioventù, in maniera così inaspettata, che sarà a tutti gli effetti L’amico ritrovato.
Una storia di amicizia, profonda, brusca, ma che racchiude nel testo tanta speranza.

L'amico ritrovato

L’amico ritrovato è uno dei classici libri che ci fanno leggere a scuola quando si parla di uno dei periodi più bui della nostra storia recente. Ci racconta, sfogliandosi pian piano, l’inizio di quell’odio che Hitler ha instillato nei tedeschi, della paura delle persone ebree e delle discriminazioni che hanno dovuto subire in quegli anni. Ce li racconta dagli occhi di un ragazzo che non capisce tanto odio nei confronti di una religione che non sente totalmente la sua, che non riesce ad apprezzare l’ignoranza che provoca nelle persone, che non vuole ammirare quell’uomo che molti osannano come salvatore della patria.

Oltre che un racconto storico, il libro ci parla della storia di un’amicizia, così pura e così vera che riesce a sopravvivere anche agli anni e agli sbagli commessi. Un sentimento che va oltre le differenze di classe, riuscendo a scovare una sensibilità comune e diventerà un legame permanente.

Come già anticipavo all’inizio della recensione, io ho già letto questo libro molti anni fa, quando anche io andavo ancora a scuola. Già allora il libro mi piacque molto, specialmente per l’inatteso finale. Rileggendolo, i sentimenti che mi ha provocato allora, sono risaliti a galla con una maturità diversa, apprezzando ancor di più gli ideali di libertà e ribellione che esso esprime. Ricordandomi anche l’amicizia, e il suo valore fondamentale e unico. Perché in fondo ognuno di noi, senza un amico, si sente perso.

L’amico ritrovato è un libro meraviglioso che si legge in poche ore, una storia che ci ricorda il vero valore dell’amicizia, da leggere almeno una volta nella vita.

Giorgia

Per altre recensioni, venite a trovarmi qui

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