Giorgia Chiaro/ marzo 11, 2018/ Recensioni Libri/ 4 comments

“La briscola”. Gioco molto semplice. L’avversario sbatte sul tavolo una carta, e voi dovete sbatterla più forte.

Molte volte noi lettori accaniti dobbiamo ricordarci che la lettura è un piacere, non un dovere.
Dico questo in virtù del mio atipico blocco del lettore che mi ha colpita nel mese di febbraio: ho letto alcuni libri, nella media delle mie letture mensili, ma nessuno mi è rimasto dentro. Anzi, ne ho abbandonati ben due.
Per questo una sera di qualche giorno fa, ho preso la decisione di aprire Kindolino (il mio e-reader ha un nome e una personalità) e tra i tanti mi sono messa a cercare un libro che mi andava di leggere, un vezzo, nel quale immergermi per puro piacere.
E così la mia scelta è stata dirottata su una rilettura, Bar sport. Il mio autore di narrativa italiano preferito mi ha curata a suon di risate e giochi di parole.

Bar sport è il primissimo lavoro di Stefano Benni, un libro di racconti uscito inizialmente volta a puntate sulla rivista Il mago, e pubblicato come volume unico da Mondadori per la prima volta nel 1976.
Bar sport nelle sua pagine racconta di tutti i baretti italiani degli anni ’70: quelli delle nostre province, delle periferie, con i suoi bizzarri personaggi e i propri curiosi rituali. Benni con la sua geniale ironia racconta un luogo in cui tutti noi siamo stati nella nostra vita, con gli stereotipi e i suoi fenomeni da baraccone.
Magari i Bar sport sono un genere in via d’estinzione, ma escludendo i giovanissimi, andando dai millenials a ritroso nel tempo potrei scommettere che sia raro trovare qualcuno che non abbia visto un posto mitologico come quello raccontato da Benni.
I baristi integerrimi, le brioches stantie, i latin lover, i telefoni a gettoni, le scommesse e le discussioni da bar diventano tra le pagine dell’autore bolognese storie brevi e grottesche, esilaranti con dettagli accurati e ingegnosi, difficili da descrivere in maniera migliore. Un libro diviso in ventisette capitoli nei quali vengono raccontate le caratteristiche del bar, i protagonisti che lo frequentano, aneddoti divertenti.

Epico il racconto sulla Luisona, rimasto nei cuori di generazioni e generazioni di lettori:

“Al bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d’artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: «La meringa è un po’ sciupata, oggi. Sarà il caldo». Oppure: «È ora di dar la polvere al krapfen». Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: «Hanno mangiato la Luisona!».
La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959.”
Il tema del libro è molto intuibilmente il bar. Questo luogo di aggregazione era per chi lo viveva una seconda casa, una famiglia. Un breve specchio dell’Italia di quel tempo con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue contraddizioni e i suoi meccanismi sociali.”

Un libro cult che all’epoca è diventato caso editoriale, proprio perché prima non era mai stato scritto nulla di simile, nonostante la critica non abbia accolto a quel tempo il libro a braccia aperte.
Un giovane Benni che nel suo esordio letterario spicca per il suo senso dell’umorismo contagioso e intelligente, con le sue battute sarcastiche e argute. Un esordio letterario che ha inaugurato uno stile non troppo in voga, che ha sdoganato la comicità in letteratura, in un epoca in cui il comico non veniva visto troppo di buon occhio e non era di certo così di moda come oggi. Uno scrittore in erba dunque si è distinto tra la folla e ha fatto della sua irriverenza il suo marchio di fabbrica.

Rileggendolo dopo molti anni, con alle spalle più letture dell’autore, ho notato sicuramente un Benni acerbo, meno pregno della satira che ora riempie i suoi scritti. Ma questo punto di partenza ha fatto in modo che potesse essere uno dei migliori scrittori contemporanei, senza di Bar sport nessuno avrebbe potuto conoscere lo Stefano Benni di oggi.

Bar sport è un classico della letteratura umoristica italiana, una storia leggera e divertente da gustare tutto di un fiato per prendere la lettura con ironia. Un libro da leggere almeno una volta nella vita per fare un viaggio nel tempo, e dare uno sguardo al mitico Bar sport.

Giorgia

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4 Comments

  1. Ce l’ho in libreria. Lo leggerò sicuramente 🙂

  2. Devo recuperarlo! 😍

  3. devo recuperare qualche articolo dell’autore!

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