Giorgia Chiaro/ marzo 8, 2018/ Varie/ 0 comments

Mi piacciono i libri creativi, quelli che cercano di distinguersi dalla massa e vogliono essere in un certo senso anticonformisti. Hanno qualcosa che li rende speciali e unici a modo loro.
Per questo, quando Sabrina Longo mi ha parlato del suo libro in uscita, L’Orlando Incazzato, sono rimasta piacevolmente stupita e incuriosita le ho chiesto di parlarmene meglio.
L’Orlando Incazzato è il primo romanzo di Sabrina Longo in uscita il 17 Marzo prossimo edito da Erudita Edizioni.
Il libro che, come si può intuire dal titolo, è una reinterpretazione 2.0 del celeberrimo Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Ci troviamo in una Catania quasi contemporanea: la storia ambientata nel ventunesimo secolo, ci racconta di Orlando, che è un trentenne particolarmente sensibile che lotta per trovare il suo posto nel mondo. Un condottiero che porta avanti la sua battaglia in un contesto come quello dei quartieri popolari catanesi, dove è nato, nei quali la sensibilità viene vista come una debolezza. Si ritroverà a non sentirsi capito, incomprensione che sfocerà in violenti e improvvisi attacchi di panico: la sua Angelica e una nuova passione lo porteranno a uscire dal suo baratro e rinascere.
Colpita dalla trama e dalla peculiarità di questo libro ho deciso di intervistare Sabrina Longo per togliermi qualche curiosità, in attesa di poter leggere il suo romanzo.

G – Ciao Sabrina, leggendo la sinossi del tuo libro, L’Orlando Incazzato, è normale chiedersi come è nata l’idea di questo libro…

S – L’idea del libro per come oggi è concepito, e cioè partendo dalle mosse dell’Orlando furioso di Ariosto, è nata un giorno a pranzo in una trattoria tipica catanese, una bettola per essere precisi.
Mi trovavo, infatti, nella via Plebiscito di cui parlo nel romanzo e dove esso è ambientato, che è un quartiere popolare della città di Catania. Mentre i “folkloristici” proprietari di questa trattoria servivano a me e ai miei commensali le portate a base di carne di cavallo, un dettaglio dell’arredamento del locale ha colto la mia attenzione.
Mi sono trovata infatti, in un luogo che sicuramente è ben lontano da qualsiasi tipo di intento culturale, degli affreschi che ritraevano scene dell’Orlando furioso.
A quel punto mi è stato ancora più chiaro davanti agli occhi il legame a quest’opera delle persone della mia città, Catania, luogo a me carissimo e che volevo raccontare in questo romanzo.
Il mio Orlando avrebbe combattuto diverse battaglie, dentro e fuori da se stesso. Avrebbe amato Un’Angelica che non lo avrebbe riamato, e sarebbe poi stato salvato da un Astolfo, venuto dalla luna a portargli una salvifica “pozione magica“.
Tutto quadrava con ciò che volevo raccontare.

G – Come mai hai scelto di confrontarti con un pilastro della letteratura come l’Orlando il Furioso? Non hai avuto paura di snaturare un’opera storica?

S – Io dico sempre che questo romanzo si è scritto da solo, usando le mie dita. Quando il romanzo era “allo stato embrionale”, non sapevo che il mio protagonista avrebbe preso in prestito il nome di Orlando e che per questo anche tutti gli altri personaggi sarebbero stati ricalcati dall’opera di Ariosto. È stato un processo talmente spontaneo e naturale, inconscio oserei dire, che non sarei stata in grado di privare i miei personaggi dell’identità che essi stessi era come se si fossero scelti. Non è stata per nulla una forzatura, ma l’esatto contrario. Non sono impaurita dello snaturare l’opera originale, poiché il romanzo che ho scritto non ne ha nessuna pretesa. Nel proemio, simpaticamente, chiedo persino scusa ad Ariosto di aver preso in prestito i suoi personaggi per scrivere una storia che stava scalciando per uscir fuori da me.

G – Quindi mi stai dicendo che è Orlando ad essere venuto da te, non tu da lui… ti succede spesso quando scrivi?

S – Onestamente questa credo sia la prima volta, ma è anche il mio primo romanzo quindi in realtà non ho un metro di paragone preciso. So solo che è stato intenso, consolante per certi versi, non dovere addossare alla mia coscienza ciò che scriveva la penna, e farmi possedere completamente da una storia, essere il suo tramite. Ho dato modo a quei personaggi di muoversi, di esprimersi, e sono stata a guardare non senza giudicarli, affezionarmi ad alcuni di loro e disprezzarne altri.

Orlando incazzato

L’autrice, Sabrina Longo, immortalata nel ristorante in cui è nata l’idea del romanzo.

G- Il tuo Orlando è un ragazzo dall’animo profondo, che sembra descrivere appieno le angosce della nostra generazione; prima tra tutte capire, come ci dice la sinossi, “il proprio posto a questo mondo”. Pensi che il tuo protagonista possa descrivere davvero i “nostri” tormenti?
Quanto c’è in te di questo tuo protagonista?

S- Io penso che il mio personaggio sia nato per raccontare in maniera incisiva e chiara quali e quante sfumature albergano in un’unica persona, si nutrono di essa, per crescere o per morire al suo interno in base agli eventi esterni. La sua storia è una storia comune, e il disturbo di cui soffre (gli attacchi di panico), è comunissimo nella nostra generazione.
Lui però vive in un quartiere difficile, il che rende ancora più ostica a lui e a chi gli sta vicino la comprensione del suo male e dunque la via d’uscita per tornare ad avere una vita normale. Di me in questo protagonista c’è poco, pochissimo. Io conduco una banalissima vita borghese, in un paese alle pendici dell’Etna che non ha davvero nulla d’interessante. Il complesso del libro però è un insieme di esperienze e ragionamenti che ho inventato e rielaborato dal mio vissuto.

G- Scrivi per mestiere, vedo Sabrina. Leggo che hai iniziato con il teatro, per poi approdare alla narrativa: come è stato il passaggio? Hai avuto difficoltà a cambiare da un genere all’altro?

S – Scrivo per mestiere, ma soprattutto per necessità. Tutti i giorni il mio lavoro di copywriter allena la mia creatività all’interno di alcuni schemi e necessità, allenandomi a tirar fuori l’animus della mia scrittura. Ma l’anima non riesce a venir fuori in questo modo, le serve altro. Tutto ciò che ho scritto sino ad ora, che in fondo non è molto visto che si tratta di tre spettacoli teatrali, è stato scritto per necessità. Ho sempre scritto per elaborare dolori, o sentimenti che non capivo e che trasformavo in qualcosa di diverso, di creativo. Il teatro è stato sempre il mio linguaggio prediletto, ma questa volta avevo qualcosa di diverso da dire, e tre atti non mi sarebbero bastati. Mi è venuta incontro la narrativa. La scrittura mi salva, mi permette di essere me stessa.

G – Uno scrittore, attraverso le sue parole e le azioni dei suoi personaggi, cerca sempre di veicolare dei messaggi. Se ti dovessi chiedere quale è stato il tuo principale dell’Orlando Incazzato, quale sarebbe?

Siate creativi. Non permettete a situazioni o persone di minare la vostra creatività o di impedirvi di esprimere voi stessi, perché se questo accade fa un male che chi non ci passa non saprebbe spiegare. Imparate a capirvi, a conoscervi e ad accettarvi. Prendete atto del fatto che la ragione non governa che alcune delle azioni che compiamo, ma tantissime altre originano da un profondo abisso che è nostro compito illuminare e rendere un posto gioioso e sereno.
E poi amate sempre fino in fondo, con coraggio.

Ringrazio di cuore Sabrina per la collaborazione delle ultime settimane, per sua disponibilità, per il tempo che mi ha dedicato per l’intervista, ma soprattutto per la fiducia che ha riposto in me.
Adesso non vedo l’ora di finire di leggere il suo Orlando Incazzato, e di raccontarlo a tutti voi. Appena terminata la lettura, troverete la recensione qui sul blog.
Se siete curiosi anche voi come me, potrete trovare il libro a partire dal 17 Marzo (domani) in alcune librerie selezionate, ma anche su Amazon o IBS.

Giorgia

Per altre curiosità e anticipazioni sul mondo dei libri, venite a trovarmi qui!

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