Giorgia Chiaro/ marzo 5, 2018/ Autori Emergenti, Recensioni Libri/ 0 comments

Come ogni Primo lunedì del mese lettori vi parlo di un libro di un autore emergente.
Questo mese ho avuto l’occasione di leggere Tutto quello che mi succede è colpa mia, antologia di Racconti nonché prima pubblicazione di Dani Fiorenza.
Uno scrittore esordiente, che sin da ragazzo scrive di qualsiasi cosa gli passi per la mente, aiutato da un professore d’italiano che spronava la creatività dei suoi alunni. Impegnato nel teatro, diplomato in regia e sceneggiatura cinematografica presso la Scuola Nazionale di Cinema Indipendente di Firenze. Ha scritto e diretto alcuni cortometraggi e lavorato come assistente alla regia sia a Londra e Los Angeles.

Approda nella narrativa grazie Tutto quello che mi succede è colpa mia, pubblicato a maggio 2017
da Echos Edizioni.
I racconti di Fiorenza sono storie indipendenti tra loro ma condividono un tema comune. Il libro ci propone infatti dei racconti grotteschi, dal finale decisamente agrodolce e delle volte spietato, il cui tema centrale è il paradosso e la superficialità dell’amino umano. Le storie sono in netto contrasto con il titolo dell’antologia: questo ossimoro titolo-testo spiazza il lettore che si approccia a queste surreali novelle, ma rende bene l’intento dell’autore. Mostra i suoi protagonisti in maniera spietata, persone che piuttosto che addossarsi le colpe, si crogiolano nelle loro scuse e nella condiscendenza altrui; perché alla fine quel che succede loro non è colpa di certo loro, ma di altre persone o cose o situazioni.

Storie decisamente forti e fuori dal comune, che ribaltano il pensiero collettivo ed estremizzano i difetti dell’umanità mostrandone il risvolto più cupo, esagerato fino all’eccesso ma anche stranamente divertente. E così che i gatti veronesi si accorgono che gli uomini, nelle loro premure e coccole, li stanno privando dei piaceri più goduriosi della vita; oppure l’uccisione della propria fidanzata per una banale discussione, sarà occasione per organizzare il loro tanto desiderato matrimonio; o ancora un trentenne perseguitato dai rimpianti scriverà una lista di questi e cercherà di porvi rimedio (male e in maniera arrogante).

Con un libro così particolare, non ho potuto fare a meno di chiedere all’autore come è nato. Dani Fiorenza mi ha risposto:

“Sono una persona molto curiosa e, soprattutto, molta attenta a quello che accade intorno a me. Quando passeggio per strada, quando prendo i mezzi pubblici, quando sono in qualche negozio o in qualche locale cerco sempre di osservare tutto quello che succede e ascoltare tutto quello che le persone dicono. Ogni avvenimento quotidiano, anche il più piccolo e banale, lo memorizzo e poi penso come sarebbe estremizzare al massimo una situazione così semplice fino a renderla grottesca. Per fortuna l’ironia e la follia sono sempre state nelle mie corde, perciò far scivolare pian piano le cose verso l’assurdo, partendo da una situazione di apparente normalità, è una cosa che mi riesce bene, oltre a divertirmi molto.”.

L’assurdità, contornata da una dilagante e ceca follia, domina ogni racconto, che ci fa sorridere a tratti e inquietare in altri. L’autore nelle sue pagine ci mostra una superficialità dominante, e i suoi personaggi che si fermano all’apparenza piuttosto che scavare nel profondo, non capaci in alcun modo di assumersi le proprie responsabilità. Nessun pensiero per il prossimo, perché l’egoismo è troppo grande e la necessità principale di queste macchiette è trovare il modo di appagare il proprio costante benessere sempre. Fiorenza facendoci sorridere ci fa riflettere sull’individualismo dell’animo umano: la follia dilaga si tra le sue pagine, ma è evidente vederci una satira della nostra società, del nostro consumismo, sulla mancanza di comprensione moderna, sull’odio, sull’emarginazione.

Parlando con l’autore, colpita dal messaggio che ci ha voluto lasciare, gli chiedo il perché abbia voluto giocare con i difetti umani nelle sue storie.

“Le persone, come diceva il buon vecchio Charles Bukowski, “sono il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto” Non importa se vuoi ridere, piangere, stare male, stare bene, impazzire, essere ottimista riguardo il futuro o pessimista etc. etc.. Guarda le persone e troverai tutto quello di cui hai bisogno, nel bene e nel male.”.

Nelle storie di Tutto quello che mi succede è colpa mia, leggo una saggezza di fondo incredibile, e mi viene da fare paragoni naturali con alcuni autori che amo; curiosa del suo background culturale dell’autore, gli chiedo chi sono stati i pilatri della sua formazione letteraria, le sue ispirazioni.

“Dino Buzzati, Franz Kafka e Nicolaj Gogol. Il primo per la sua capacità di mescolare
aspetti magici con il quotidiano, il secondo per il talento e la naturalezza con cui ha creato situazioni assurde e incomprensibili, e il terzo perché, in fondo,… siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol.”

Come sapete amo i libri di racconti, specialmente perché mi arrivano di più al cuore. Mi piacciono le storie brevi che scavano oltre l’apparenza, e cerco sempre un significato altro, aldilà delle parole. Tutto quello che mi succede è colpa mia mi ha colpito proprio perché l’Autore, nonostante sia al suo primo libro, è riuscito a trasmettermi le emozioni che in genere cerco nei libri, quei messaggi, quella critica che mi piace ritrovare nascosta nelle parole. E poi è sempre bello sdrammatizzare e buttarla sul ridere, che ne fa un altro grande punto di forza.

Tutto quello che mi succede è colpa mia è un libro molto forte, divertente e dissacrante, diretto e duro al tempo stesso, un insieme di paradossi che svelano le falle della moderna umanità. Da leggere per portare all’estremo la fantasia, e trovarsi in mini mondi assurdi e non convenzionali.

Ringrazio l’autore per avermi mandato una copia del suo libro.

Giorgia

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