Giorgia Chiaro/ marzo 1, 2018/ Uncategorized/ 0 comments

Leggendo un articolo de Il Libraio (fonte continua di spunti e ispirazione, vi consiglio di seguirlo perché è un magazine molto curato e ben gestito) sono rimasta colpita da un analisi su il mercato dei libri.

Partirei con questa mia riflessione, da uno di quei luoghi comuni che è quasi un tormentone in questi anni: i giovani non leggono più. Che allargherei ad una definizione più generica: la gente non legge più. Ma è davvero così?

Inizierei la mia analisi con un dato scioccante rilasciato di recente da ISTAT: un italiano su dieci non ha nemmeno un libro in casa. (E io, che ne ho una quantità incredibile, mi chiedo come possa essere possibile).

Sempre parlando di statistiche, ancora la nostra cara ISTAT ci dice che gli italiani che leggono sono ogni anno meno meno: solo il 43% di noi legge, assiduamente, e i lettori da 50 libri l’anno sono una percentuale ancora più bassa.

Un dato credibile? Si, a parer mio; non ho sicuramente dei parametri di valutazione accurati quanto un istituto di ricerca, ma in base alla mia esperienza personale conosco moltissime persone che non leggono nemmeno un libro l’anno. E anche quelli che ogni tanto leggono, magari in spiaggia sotto l’ombrellone, vedono la lettura frequente come una cosa triste e noiosa. Non sapete quante volte mi sono sentita dare della matta perché dico che leggo un libro a settimana circa (ma forse lo sapete, perché infondo siamo sulla stessa barca). Qualche giorno fa su Instagram mi sono imbattuta in uno screen shot di una persona che sostiene che leggere è da “sfigati”. Continuando con un’altra affermazione che mi ha lasciato di sasso: non c’è più bisogno di leggere nel 2018 perché tanto ci sono così tanti bei film, pieni di effetti speciali.
Il mio timore maggiore è che questo sia il sentire comune della persona media.

In base a queste premesse, mi viene da affermare: se la gente legge poco, allora si pubblicheranno meno libri. E invece no.
Tempo fa, sempre navigando su internet, rimasi colpita da alcuni dati sul mercato dei libri: siamo tra i 10 stati al mondo che pubblicano più libri e anche nella top ten dei paesi con più libri pro capite.

L’editoria, nonostante la crisi che l’attanaglia da anni, risulta però un settore in crescita. I dati del GFK (dati al 2016 fonte Books Blog) dicono che il mercato dei libri è cresciuto quasi del 2%, dato positivo contrapposto a uno meno ottimista: meno del 4% dei libri in vendita l’anno scorso ha raggiunti le mille copie vendute. Su un pubblicato 65 mila libri di carta e 63 mila ebook, si parla davvero di tantissimi libri che fanno fatica a spiccare.

Ricapitolando: l’Italia legge sempre meno, ma si pubblicano sempre più libri. Ha un senso? Poco, ma ci sono davvero tante case editrici sul mercato e non sono tutte grandi. Come sopravvivono se i libri non si vendono? Ho due versioni della situazione.

La prima versione riguarda l’editore che incassa quando consegna dei libri, anche se poi guadagna su quel che vende. Tradotto in parole povere: distribuire più libri fa cassa perché le librerie prendono i libri pagando un anticipo alla casa editrice. Questo denaro permette di stampare e uscire con nuovi volumi, che l’editore distribuirà nuovamente creando così un circolo e un ricambio monetario; fin quando non uscirà il libro giusto che andrà bene sul mercato e riuscirà a coprire le lacune finanziarie della casa editrice.

La seconda versione della storia è legata al self publishing. Dato che per un piccolo editore indipendente ha dei costi davvero alti per produrre un libro, utilizza un metodo molto vicino alle moderne piattaforme di auto pubblicazione (di cui vorrei parlarvi in un articolo a parte). L’editore in questo caso stampa il libro dopo l’ordinazione del cliente, riducendo nettamente il costo e concretizzando i guadagni il più possibile.

Ho fatto una piccola panoramica da osservatrice, dunque da non addetta ai lavori, del mondo dell’editoria, parlando di un argomento molto vasto e prendendone in considerazione alcuni punti molto generici. Con questi numero vi vorrei portare ad una riflessione tramite questo mio articolo sul mercato dei libri, non tanto sull’economia, ma proprio sulla lettura, perché si, qui di quello si parla.

E soprattutto perché ci dimentichiamo che dietro i numeri e le copertine ci sono persone. Delle volte ci dimentichiamo che gli autori emergenti che scrivono il loro primo libro, con quel loro lavoro probabilmente stanno realizzando il loro sogno più grande. Ci scordiamo anche che un piccolo editore, che tira la cinghia e continua a combattere con i giganti per emergere, lo fa certo per i guadagni, ma specialmente per passione, altrimenti probabilmente avrebbe scelto un altro settore più sicuro di questi tempi.

Dunque noi lettori, che siamo ormai una specie in via d’estinzione, a volte dovremmo cercare di dare più opportunità ad un nome meno famoso, ad una casa editrice che non sia tra le più grandi del nostro paese, che di certo pubblicano volumi di qualità, ma vi assicuro che non sono i soli. E noi lettori (mi ci metto dentro anche io) siamo un po’ snob delle volte, e preferiamo investire nell’acquisto di nomi conosciuti, piuttosto che andare ad esplorare strade poco conosciute. 

Il mio consiglio, per far sì che questo mercato ritorni ad essere meno elitario e più aperto e variegato, è quello di levarsi i pregiudizi letterari e aprire la mente a nuovi possibili capolavori. Solo in questo modo potremmo trovare i grandi classici di domani, e forse chissà, far ripartire il mercato dei libri.

Giorgia

Fonti:
Istat
Il libraio
Book Blog

 

 

Se siete interessati a leggere altri articoli sul mondo dei libri, venite a trovarmi qui

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