Pulp, un Bukowsky a fine carriera con un noir surreale

Pulp, un Bukowski a fine carriera con un noir surreale

“La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida.”

Qualche anno fa alcuni amici mi consigliarono di leggere Bukowski. Era il tormentone dell’estate per me, molto di “moda” e le persone che me lo suggerivano sostenevano che l’avrei adorato. Così mi lasciai convincere, e in una trasferta di lavoro a Lignano Sabbiadoro, in pausa pranzo, assaggiai il mio primo Bukowski. Un libretto sottile, piacevole divorato in mezzo pomeriggio.

Ho iniziato a leggere di Bukowski Pulp, un po’ controcorrente perché è esattamente l’ultimo libro pubblicato dal celebre dandy predecessore della bit generation.

Pulp è una storia che racconta le avventure strampalate, con un sottofondo noir, di Nick Belane. Questi è un investigatore privato, “il più dritto detective di Los Angeles”, che vive la sua vita da cinquantacinquenne al limite tra obesità e alcolismo, sempre senza un soldo. Nella Los Angeles bukowskiana si trova a essere ingaggiato per investigare su casi assurdi, alla ricerca di un tale Passero rosso. 

Qui inizieranno rocambolesche avventure al limite della realtà, contornate da aliene sexy, la signora morte, scrittori francesi troppo vecchi per essere veri, bar, cocktail e motel. L’universo del nostro Hank si evolve e ci racconta il suo “giallo” tra eccessi e paradossale.

Salutiamo Chinaski, storico alter ego protagonista di tutte le avventure del nostro scrittore, per dare il benvenuto a Nick Belane. Addio al misantropo, perverso, alcolista e inetto Henry per dare modo ad un Bukowsky più maturo di raccontarsi; come in ogni libro l’autore racconta se stesso ed è per questo vagamente autobiografico, ma in questo caso fa evolvere il suo personaggio.
Ci troviamo di fronte sempre al classico ubriacone, giocatore d’azzardo e dissoluto, ma ha dei tratti distintivi molto diversi rispetto a Chinanski.
Innanzitutto il sesso, come poi approfondirò dopo, non è una componente fondamentale del racconto e quindi non così usuale per lo scrittore. In secondo luogo l’inettitudine di Nick in un certo senso vuole essere sconfitta: qui il protagonista cercherà riscatto per la sua vita gettata, con tre matrimoni alle spalle e la consapevolezza di non aver concluso nulla di buono. Cercherà, all’epilogo della sua vita, di dimostrare al mondo e a se stesso la sua capacità di portare a termine qualcosa.

Il protagonista si sente dunque vicino alla fine della sua esistenza e Bukowski fa sentire la presenza molto forte della morte per tutta la narrazione. Leggendo le sue parole, si riesce a percepire tangibilmente la sua paura e l’attesa della propria dipartita.
Non lo fa sotto le righe, ma crea un personaggio che accompagnerà il protagonista per tutto il racconto, fino alla fine, rendendo concreta la sua ansia. È affascinante vedere come l’autore rappresenta la morte come una bellissima e sexy donna, seducente e piena di carisma, lasciando trasparire a noi lettori sempre il suo tormentato rapporto di odio-amore con il genere femminile.

È stato il primo Bukowski per me, e devo dire che l’ho trovato molto più soft dei libri che ho letto successivamente. La vecchiaia lo ha “calmato”, rendendolo più leggero e meno crudo; è sempre dissacrante come solo lui sa essere, ma in questo suo ultimo libro perde però l’aggressività di temi che aveva in gioventù. In parole povere c’è molto meno sesso rispetto ai suoi precedenti scritti, che sono sempre stati decisamente più spinti e hanno reso celebre l’autore per la sua “volgarità”.

Pulp, un Bukowsky a fine carriera con un noir surreale

Oltre ad essere meno spudorato rispetto ai suoi primi scritti, quest’ultimo romanzo ha un tocco in più degli altri, Bukowski esplora qualcosa che non aveva ancora provato, e arricchisce la trama noir con un pizzico di Fantasy. Ed ecco che cose un po’ strane accadono nella Los Angeles di cui ci parla, per il contesto raccontato e inusuali per il realismo a cui è abituato l’autore: vediamo uomini che dovrebbero avere circa 200 anni, la morte che cammina per Los Angeles e persino un aliena che vive una vita sulla terra. Credo che l’effetto creato non voleva essere fantascientifico, ma quanto più surreale, nascondendo dietro ai personaggi fuori contesto un ruolo metaforico importante. Il risultato è decisamente comico e dal retrogusto grottesco.

Adoro lo stile di Bukowsky e il suo modo di usare le parole. In genere chi lo legge o se ne innamora o lo disprezza per la  sua durezza e la schiettezza. Io lo ritengo vero, puro e sincero, in senso lato. Ogni suo libro sembra la trasposizione della sua vita dissoluta, e quindi si racconta pian piano. La sincerità di cui parlo non è nell’esattezza dei fatti, ma nella schiettezza delle sue parole. Sempre fedele a se stesso, nel bene o nel male si esprime non tenendo fede ai poetismi e le formalità che in genere chi scrive per lavoro segue, ma diretto tanto quanto basta per risultare controcorrente.

Consiglio Bukowsky a tutti per la sua irriverenza e particolarità di stile. Pulp è un libro meno irriverente rispetto ad altri, ma molto introspettivo; una lettura diversa per una storia difficile da paragonare ad altre. 

Pulp è un libro da leggere per comprendere un vecchio famoso scrittore alla fine della sua carriera (e vita), e rimanere colpiti dalla sua sincerità.

Giorgia

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