La distorta utopia di Orwell, La Fattoria degli Animali BOOK-TIQUE

La distorta utopia di Orwell, La Fattoria degli Animali

TITOLO:   La Fattoria degli Animali
AUTORE: George Orwell

“Tutti gli animali sono Eguali. Ma alcuni animali sono più eguali degli altri.”

Credo che la fattoria degli animali sia un libro che tutti abbiano incontrato nel proprio percorso di lettore. Chi prima, chi poi, non ha letto questo grande classico della letteratura? Ci viene insegnato a scuola, e appassiona giovani e non.

Io l’ho letto in adolescenza, in uno dei miei grandi rifugi in biblioteca dopo la scuola. L’ho riletto in questi giorni e l’ho trovato grande come allora. Oggi come in quel periodo, l’ho letto ad una velocità disarmante, vuoi perché il libro non è un tomo pesantissimo, vuoi per il coinvolgimento che Orwell riesce ad ottenere con il suo testo è massimo.

La storia narra di una rivoluzione animalesca nella fattoria padronale del signor Jones. Teorizzata da un vecchio porco, una sera la rivoluzione prende vita un po’ per caso e un po’ per fortuna. Gli animali diventano i padroni della fattoria e creano una comunità in cui la bestia non dovrà essere più schiavo dell’uomo; anche e soprattutto grazie all’aiuto dei brillanti maiali, che guidano il grande gregge costituito. 

L’animalismo professa uguaglianza per tutti gli animali, ma, man mano che la società delle bestie prende forma il potere corrode anche il loro cuore, facendo diventare una splendida utopia un brutto incubo.

La storia è una chiara evidente denuncia del comunismo russo dalla rivoluzione d’ottobre alla costruzione dell’unione sovietica di Stalin. Notiamo l’amore con cui un maiale profetico annuncia che tutti gli animali non dovrebbero essere schiavi, ma tutti uguali, e risorse e riposo andrebbero divisi equamente. Il vecchio maggiore diventa l’alter ego di Marx e del suo manifesto comunista. 

Troviamo poi la dualità tra Palla di neve, organizzato e tecnico, e Napoleon, più testardo e determinato. Anche questi due li vedo simili ai due pilastri del comunismo russo, l’uno più simile a Lenin, spodestato dall’avaro di potere Napoleon, più vicino alla figura di Stalin. Proprio come il dittatore, infatti, Napoleaon subisce un culto personale diventando capo, incontraddicibile e detentore del bene assoluto. Anche il nome scelto da Orwell per il corpulento verro è significativo e sinonimo del potere assoluto.

Lo stile di Orwell e molto diretto per uno scrittore degli anni quaranta. Pochi giri di parole in una storia lineare che fila liscia verso l’epilogo. Curiosità che ho notato nella seconda lettura è stata accorgermi che nel libro non c’è un vero protagonista. Forse i maiali hanno un ruolo chiave, ma non mi sono sembrati i veri personaggi principali. Gondrano il cavallo per la maggior parte del libro può sembrarne il protagonista, ma anch’egli tutto sommato è un personaggio di contorno. 

La cosa che mi ha stupito particolarmente è stato il mio coinvolgimento profondo in un racconto che non ha una figura di riferimento, eroe o meno, in cui rispecchiarsi.

La distorta utopia di Orwell, La Fattoria degli Animali BOOK-TIQUE

La fattoria degli animali è un libro che ho apprezzato da giovane e da adulta. Più le pagine passavano, nonostante conoscessi già il celebre finale su due zampe, più sentivo un sentimento di rabbia e di compassione verso i poveri animali asserviti al potere. Avrei voluto che la mandria si ribellasse, facesse valere i propri diritti, ricordasse la bellezza della libertà. 

Orwell è riuscito nel suo intento trasmettendomi questo, fare satira per stimolare nei suoi lettori lo spirito critico e aberrare gli estremismi di qualsiasi forma, seppur gli intenti iniziali erano puri.

La Fattoria degli animali è un libro consigliato a tutti almeno una volta nella vita, da leggere, soprattutto in questi tempi bui dove perdiamo pian piano la nostra umanità, come brama di libertà e vera ribellione

Giorgia

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2 pensieri su “La distorta utopia di Orwell, La Fattoria degli Animali

  1. Ciao Giorgia, complimenti per la recensione!
    Anche per me “La fattoria degli animali” è un capolavoro assoluto, un vero inno alla libertà il cui significato più profondo (io credo) va ben oltre la semplice satira all’Unione Sovietica di Stalin.
    Rispetto a quanto da te scritto, io avevo interpretato diversamente un parallelismo tra gli abitanti della fattoria e i personaggi storici: secondo me la figura di Palladineve è più vicina a quella di Trotskij, rivale di Stalin poi estromesso dal partito in quanto “nemico della rivoluzione”. Il Maggiore, invece, l’ho sempre accostato a Lenin, ideologo della rivoluzione il cui messaggio si è poi perso nelle lotte di potere tra i successori, ma in effetti potrebbe essere anche la versione animale di Marx. Non ho prove definitive di quello che dico, non so se Orwell abbia mai esplicitato gli alter-ego umani degli abitanti della fattoria, è semplicemente una mia interpretazione 🙂
    Complimenti per il blog, c’è sempre bisogno di parlare di libri, oggi più che mai!
    Luca

    1. Buonasera Luca!
      La fattoria degli animali è un grido alla liberta, e mi spiace che dalla recensione non ti ho trasmesso quello che poi realmente penso di questo libro.
      Mi piace analizzare i libri e darne una mia interpretazione personale, dunque la recensione è stata scritta su quello che personalmente ho tratto dalla storia; quindi ho associato io i personaggi agli animali protagonisti del libro, e temo che Orwell non abbia mai preso una chiara posizione al riguardo, data anche la criticità con cui inizialmente venne accolto il romanzo.
      Grazie però per lo spunto di riflessione, però, ne farò tesoro!

      E grazie molte dei complimenti, sia per la recensione che per il blog 😊
      Giorgia

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